L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Imparare l’italiano è la chiave della vera inclusione

di Adolfo Spezzaferro -


C’è un’idea (folle) che va contestata, quella che per accogliere chi arriva da altri Paesi, dovrebbero essere gli italiani ad adattarsi ai suoi usi, costumi, lingua e religione.

È un rovesciamento del concetto stesso di integrazione. Chi entra in una comunità ha il diritto di conservare la propria storia e le proprie tradizioni, ma ha anche il dovere di conoscere e rispettare il quadro linguistico, civile e istituzionale nel quale decide di vivere.

La nostra identità non è un recinto: è il prodotto di secoli e secoli di incontri tra culture diverse – proprio per questo è capace di accogliere. E la lingua italiana è il principale spazio comune (la koinè dei Greci). Alle sue radici c’è il latino, che ha trasmesso nei secoli diritto, filosofia, letteratura e principi destinati a superare confini e popoli. È difficile immaginare un’eredità più aperta e universale.

Accogliere, dunque, non significa mettere l’identità italiana alla porta – guai a chi propone di imparare la lingua di chi accogliamo, è anti-italiano (letteralmente). Perché l’inclusione aggiunge voci al coro, non cambia la musica (né la lingua del libretto).

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