L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

La politica si prepara al voto: cinque leader per cinque partite

di Laura Tecce -


Cinque palchi, cinque leader e una fotografia che va oltre la cronaca del weekend: la politica italiana è già proiettata verso il voto. E mentre si avvicina alla prossima sfida elettorale, sta ridefinendo i propri equilibri. A Fenix, la festa di Gioventù Nazionale, Giorgia Meloni rilancia l’agenda identitaria del governo.

Annuncia il divieto di burqa e niqab a scuola, un tetto agli studenti stranieri per classe e l’obbligo di italiano per alcuni genitori. La premier parla alla propria comunità, ma indica anche i temi con cui vuole caratterizzare la prossima fase politica: princìpi fermi e identità nazionale.

Da Pontida, invece, Matteo Salvini si trova davanti la questione più scomoda: la sua leadership. Massimiliano Romeo e i governatori chiedono una Lega più collegiale, più radicata nei territori, capace di valorizzare il nord. Tornare alle origini e farlo in fretta per non scomparire. Il segretario risponde annunciando un congresso straordinario a ottobre per chiedere la fiducia della sua “famiglia”.

Una mossa che può rafforzarlo, ma che certifica l’esistenza di un problema: il richiamo all’unità non cancella il dissenso, lo porta dentro una resa dei conti ormai calendarizzata. A Nova, evento con cui il Movimento 5 Stelle ha definito il proprio indirizzo politico, Giuseppe Conte sceglie una direzione sempre più radicale: no al riarmo, no alle spese militari, no al nucleare e al Ponte sullo Stretto, stop al sostegno militare a Kiev, tasse sui grandi patrimoni e sulle rendite finanziarie.

Un’agenda che parla alla sua base – l’avvocato del popolo la chiama politica “radicalmente progressista” – ma rischia di diventare un macigno per il campo largo: perché un conto è costruire un’alternativa a Meloni e al centrodestra, un altro è trovare un’intesa su difesa, politica estera, energia e sviluppo. Il Pd è avvertito: il Movimento non intende annacquare le proprie condizioni.

E su questi temi le distanze non sono dettagli. Schlein, da Foligno a Parma, prova a tenere il campo largo dentro lo stesso perimetro: prima il programma, poi la leadership. Ma il percorso di Nova ha messo sul tavolo differenze che nessuna formula magica può cancellare con un colpo di spugna.

Infine, il quarto protagonista che in questi mesi si sta sempre più imponendo sulla scena politica e mediatica: Roberto Vannacci. Il generale, da Orvieto, tiene aperta la partita delle alleanze: si faranno, dice, a ridosso del voto, e soltanto nel rispetto e delle sue “linee rosse” che definisce non negoziabili: non un’adesione preventiva alla coalizione, dunque, ma la rivendicazione di uno spazio autonomo e di un potere negoziale. Insomma, il tempo delle rese dei conti, per tutti, è già cominciato.


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