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Esteri

Usa-Cina, il ritorno della diplomazia dei leader. Perché l’incontro Trump-Xi pesa sull’equilibrio globale

Usa-Cina: tra ambizioni e cautele

di Ernesto Ferrante -


A quasi quattro mesi dal faccia a faccia di Pechino, Donald Trump e Xi Jinping tornano a sedersi allo stesso tavolo. È il terzo incontro in meno di un anno, il nono da quando i due leader si sono misurati per la prima volta nel 2017. Un appuntamento che, per tempistica e posta in gioco, assume un rilievo particolare. Trump è a ridosso del voto di midterm, Xi si avvicina a un quarto mandato senza precedenti alla guida del Partito comunista cinese. Entrambi arrivano all’appuntamento con un’agenda fitta, un contesto internazionale instabile e un equilibrio bilaterale che richiede cautela, metodo e una dose di ambizione.

Il commercio in cima all’agenda

Il primo dossier è quello economico. La tregua commerciale concordata nell’ottobre scorso scade a novembre e la Casa Bianca, osservano gli analisti, non può permettersi una recrudescenza a ridosso delle elezioni. David Pierson, sul New York Times, avverte che una nuova guerra di dazi e controdazi, con misure sui minerali critici e restrizioni incrociate, colpirebbe direttamente i consumatori americani, indebolendo il presidente in un momento politicamente delicato. Per Xi, invece, mantenere la calma sul fronte commerciale significa guadagnare tempo per rilanciare un’economia che ha avuto qualche battuta d’arresto, ricomporre i vertici militari dopo le epurazioni legate alla lotta alla corruzione e consolidare la strategia industriale e tecnologica.

L’analisi dei media statunitensi

Il recente incontro a New York tra il vicepremier He Lifeng e il segretario al Tesoro Scott Bessent ha riaperto il canale negoziale, ma le aspettative restano prudenti. Secondo il Nyt, il Dragone potrebbe acconsentire ad aumentare gli acquisti di prodotti agricoli americani, ma difficilmente farà concessioni sostanziali su temi come la sicurezza dell’intelligenza artificiale o gli squilibri commerciali. Le restrizioni cinesi sulle terre rare, ricorda Keith Bradsher, restano uno dei nodi più complessi da sciogliere.

Secondo i media americani, l’intelligenza artificiale sarà in cima all’agenda. Washington teme che il Pechino possa accelerare su applicazioni dual use, mentre quest’ultima chiede agli Stati Uniti di allentare le restrizioni sull’export tecnologico. Sul tavolo ci sarà anche il dossier Boeing, con la Cina che da mesi rinvia decisioni cruciali sugli ordini, e il capitolo Iran, dove il gigante asiatico ha assunto un ruolo crescente nella mediazione regionale.

Il nodo Taiwan

Il dossier più delicato resta Taiwan. Xi aveva insistito sul tema già nel summit di maggio e gli osservatori si aspettano nuove pressioni. La superpotenza asiatica rivendica la “riunificazione” dell’isola, senza escludere l’uso della forza. Il Wall Street Journal sottolinea come il pressing militare continui, ma rivela anche un timore crescente all’interno della leadership. Un’eventuale invasione potrebbe trasformarsi in un pantano strategico.

Stando a fonti citate dal quotidiano, Pechino sta intensificando le operazioni di influenza per creare divisioni nella società taiwanese, corteggiando il Kmt e seminando dubbi sull’impegno americano. Un sondaggio della Brookings Institution, rilanciato dal Wsj, indica che solo il 24% degli elettori taiwanesi considera gli Stati Uniti un partner affidabile. Per Chiu Chui-Cheng, dell’ente governativo di Taipei incaricato delle relazioni con Pechino, la Cina vede nel secondo mandato di Trump una “occasione rara” per influenzare l’opinione pubblica dell’isola. “Pensano che l’imprevedibilità di Trump sugli impegni americani dia a Xi più margini di manovra”, afferma Cheng.

Per i consiglieri politici cinesi citati dalla testata, l’obiettivo di Xi Jinping sarebbe portare il capo della Casa Bianca a esprimersi chiaramente contro l’indipendenza dell’isola ribelle. Una dichiarazione che avrebbe un peso politico enorme, soprattutto mentre il tycoon si avvicina al voto di midterm.

Il punto di vista cinese

Sul fronte cinese, la CGTN ha pubblicato un lungo articolo che presenta la visita come un “traguardo storico”. La diplomazia tra capi di Stato, sostiene la rete, è il “punto fermo” delle relazioni sino-americane, capace di garantire stabilità anche nei momenti di tensione. Xi e Trump, rimarca l’emittente, hanno mantenuto contatti costanti negli anni, con incontri, telefonate, consultazioni. Il summit di maggio ha definito una nuova visione, la “stabilità strategica costruttiva”, che dovrebbe guidare i rapporti nei prossimi tre anni.

Wang Honggang, direttore dell’Institute of American Studies dei China Institutes of Contemporary International Relations, definisce questa impostazione “accurata” e di lungo periodo. Zhang Tengjun, della Chinese Academy of Social Sciences, la interpreta come una ridefinizione della logica bilaterale, fatta di concorrenza moderata, cooperazione pragmatica, differenze gestibili.

Nonostante le divergenze, la cooperazione economica resta un pilastro. Un’indagine dell’US-China Business Council mostra che il 95% delle aziende americane operanti in Cina considera il mercato cinese “da abbastanza importante a molto importante” per la competitività globale. Sean Stein, presidente del Consiglio, fa notare che sempre più imprese cercano partnership con aziende cinesi per sfruttare innovazione e sviluppo.

Collaborazioni e vertici

Dal 2026, le forze dell’ordine dei due Paesi hanno avviato collaborazioni concrete su narcotraffico, frodi online e rimpatrio dei latitanti. Cresce anche il numero di giovani americani che si recano in Cina per programmi culturali. Un ponte che rafforza l’amicizia tra i popoli.

Quest’anno Cina e Stati Uniti ospiteranno i due appuntamenti cruciali dell’APEC a Shenzhen e il G20 a Miami. Due vertici che li porranno al centro dell’agenda internazionale e che rendono ancora più strategico il dialogo bilaterale.

Significati e prospettive del faccia faccia

Il summit di Washington non sarà risolutivo, ma segnerà la traiettoria dei rapporti tra le due superpotenze. Per Trump, evitare scosse prima del voto è essenziale. Per Xi, consolidare la narrativa della “stabilità strategica costruttiva” è parte integrante della sua leadership. Per il mondo, è un passaggio che può contribuire a ridurre l’incertezza globale.

Come ha più volte ricordato il presidente cinese, “il successo di una parte rappresenta un’opportunità per l’altra”. Un pensiero che, nel clima attuale, suona più come un auspicio che come una certezza. Ma è proprio su questo equilibrio, fragile, complesso, necessario, che si gioca il valore politico dell’incontro di oggi.


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