Eppur si muove
Nonostante la crisi. l'Italia continua a crescere: lo dice l'Ocse. Ma resta il nodo dei salari
Eppur si muove. Nonostante la crisi, anzi le crisi. Nonostante Hormuz. Oltre le speculazioni e la cronica debolezza, quando non è proprio masochismo, dell’Unione europea. L’Italia cresce e il Pil nel 2026 salirà di quasi un punto percentuale. Secondo le stime dell’Ocse, il “fatturato” dell’economia nazionale aumenterà quest’anno dello 0,9 per cento. Se non è una sorpresa, poco ci manca. Già, perché a giugno scorso gli analisti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico stimavano la crescita italiana inchiodata a un più modesto +0,5 per cento.
I numeri Ocse sulla crescita del Pil in Italia
Non è semplicemente un ritocco, un aggiustamento. No. È, come ha dichiarato il capoeconomista Ocse Stefano Scarpetta durante la presentazione dell’Interim report dell’Economic Outlook, “una revisione significativa”. Che è motivata, anzi “trainata in larga misura da un primo trimestre più robusto” in termini di crescita economica per il nostro Paese. A cui, secondo Scarpetta, “si è aggiunto un secondo trimestre altrettanto forte, o quantomeno relativamente solido”. A sostenere l’economia è stato il Pnrr, quindi tutto ciò che riguarda l’ambito degli investimenti pubblici. Questo lo sappiamo e l’abbiamo sempre riconosciuto. È proprio la fine del Piano, ora, che inquieta analisti ed economisti. Martedì scorso il Centro studi di Confindustria aveva riferito della possibilità di un rallentamento legandolo anche al capolinea del Pnrr.
L’Italia sostiene l’Italia
Però l’aspetto che rimane più interessante, se possibile, è da ricercare altrove. Ossia nella domanda interna e nell’aumento dei consumi. Gli italiani, in pratica, hanno continuato a sostenere la propria economia e a comprare italiano. Le formichine, nonostante i rincari e gli aumenti, hanno proseguito a vivere (e ad acquistare, nei limiti del possibile) come prima. Non è una novità anche se, a quanto pare, non se ne accorge (quasi) nessuno. Era già successo all’indomani della crisi insorta dopo la pandemia Covid. Questa volta, a sostenere domanda interna e consumi, c’è pure (se non soprattutto…) l’aumento dell’occupazione. Ed è qui che arriviamo alle note dolenti. Che, purtroppo, non mancano mai.
Il nodo dei salari reali in costante ribasso
Già, perché l’Ocse ha ribadito che l’Italia rimane un Paese in cui si guadagna poco. Troppo poco. I salari, secondo l’analisi degli economisti, sono oggi addirittura più bassi dell’epoca che ha preceduto lockdown e mascherine. Si parla non di retribuzioni nominali, bensì di paghe reali. E, dunque, anche di potere d’acquisto. Secondo l’Organizzazione, oggi sono calate del 6,1 per cento rispetto al primo trimestre del 2021. Il guaio è che, mentre ciò accade, i prezzi dei carburanti (e dell’energia, le bollette purtroppo arriveranno presto e ad agosto i consumi sono stati da record) sono alle stelle. La coperta, quindi, è sempre corta. Far quadrare tutto diventa difficile. Per le famiglie ma, oggi, pure per il governo che è chiamato a redigere una manovra che si annuncia complessa e sparagnina.
Tra inflazione, resilienza e nuovi aumenti dei tassi
I rischi per la crescita italiana, però, non si fermano al nodo dei salari reali. Anzi. C’è sempre il tema dell’inflazione. La cui crescita, nel nostro Paese, è stimata nel 2026 al 3%. Scenderà, insieme alle previsioni di crescita del Pil, solo nel 2027. Se l’economia salirà dello 0,6%, la corsa del livello medio dei prezzi calerà al +2,6%. Attenzione, però. Si tratta di un dato che è stato rivisto al rialzo rispetto al +2,2% stimato a giugno. Ed ecco che s’arriva all’altro potenziale (e grosso) problema. La “resilienza” delle economie, insieme alla persistenza dell’inflazione, giustificherà ancora nuovi aumenti dei tassi di interesse. Il governatore della Banca centrale tedesca Joachim Nagel ha confidato al quotidiano tedesco Handelsbatt di non poter “escludere che, in presenza di prezzi dell’energia persistentemente elevati, dovremo entrare in un’area di politica monetaria leggermente restrittiva”.
La promozione arriva anche da Ey: nel 2027 deficit-Pil al 2,8%
Per il momento non fasciamoci ancora la testa. Intanto, c’è da rimarcare che, oltre all’Ocse, pure Ey ha “promosso” a pieni voti la crescita economica dell’Italia. Stimandola, per quest’anno, addirittura nell’1%. Le previsioni per il 2027 sono in linea, seppur più favorevoli, di quelle Ocse: +0,7%. E per la gioia del ministro Giancarlo Giorgetti, sarà proprio nel 2027 che l’Italia centrerà l’agognato obiettivo sfuggito per un solo decimale lunedì: il rapporto deficit-Pil, secondo le stime, crollerà al 2,8%. E allora non sarà difficile convincere Bruxelles a restituire ossigeno all’Italia.
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