Bruxelles, abbiamo (più di) un problema: gigantesco, grande quanto l’inflazione. Che non è solo una questione italiana.
Bruxelles, abbiamo (più di) un problema: gigantesco, grande quanto l’inflazione. Che non è solo una questione italiana. Eurostat ha riferito venerdì scorso che i prezzi nel Vecchio continente, a settembre, sono lievitati al 3,8%. Ma, così come accade in Italia, è l’energia a trascinare i prezzi verso l’alto. La crescita dei costi energetici, difatti, si è attestata al 18,8%, in volo letteralmente rispetto al già rilevantissimo +14,3% di agosto. A dir poco risibili, al confronto, gli altri aumenti. I servizi salgono dello 0,2% (dal 3% al 3,2%), gli alimentari dello 0,3 per cento sul mese (passando a +1,4%) e i beni industriali di un solo decimale (a settembre +1,2%). Non basterà, però, a convincere le teste d’uovo della Bce che alzare (ancora) i tassi non servirà a niente altro che a rompere il giocattolo.
La lotta all’inflazione e la crisi dei titoli di Stato
Sì, perché la crisi dei titoli di Stato che ci ha regalato un fine settimana al cardiopalma è legata anche alle politiche ultrarigoriste delle banche centrali occidentali. Più alzano i tassi, più il rendimento dei bond sale. E più questo aumenta, più crescono lo spread e le fibrillazioni. Il differenziale italiano, in pochi giorni, è volato fino a toccare oltre i 120 punti. Quote, ricordiamocele, ben lontane dagli oltre duecento punti che si toccarono recentemente all’epoca del governo Draghi. Però, in queste condizioni e con un Patto di Stabilità che incombe, fare la Manovra è difficile.
Una manovra in salita
Guido Crosetto, con un senso di responsabilità rarissimo specialmente tra i politici, ha accettato i tagli da otto miliardi al dicastero della Difesa. “Capisco”. Non sarà facile, per nessuno. Con l’inflazione in volo, pagare gli interessi sarà difficile. Ci vuole un nuovo spazio di flessibilità. L’Ue ha fatto una parziale retromarcia rispetto alle posizioni della portavoce Pinho. Non è vero, hanno detto le solite “fonti” che Ursula ha già detto no alle richieste di Meloni, che ha sostanzialmente anticipato altre domande in tal senso che arriveranno da altri Paesi membri, a cominciare dalla Grecia. È che la lettera non è ancora arrivata e non l’hanno letta, quando lo faranno, poi, risponderanno. Campa cavallo. Intanto il governo si prepara già allo scostamento, a rastrellare quanto possibile per dare respiro alle famiglie e alle imprese e la Commissione brinda allo sblocco di nuove riserve di diesel da parte del G7 per calmierare i prezzi che, in Italia, sono già calati grazie al price cap. Bruxelles, abbiamo più di un problema. La settimana si apre già piena di guai.
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