La cittadinanza non è un diritto, ma il premio di un’assimilazione netta e senza sconti
Il vero problema della scuola e dell’integrazione non si risolve con i falsi tabù progressisti né con l’illusione che tutto sia dovuto. Chi sostiene che l’obbligo di imparare l’italiano per gli adulti o che la richiesta di un percorso rigoroso siano forzature sbaglia prospettiva. Nessuno obbliga nessuno a venire nel nostro Paese. Di conseguenza, la cittadinanza non può essere un diritto, bensì un traguardo che bisogna volere e guadagnare attraverso un percorso netto, complesso e orientato a una reale assimilazione.
Gli stranieri inseriti nel nostro tessuto sociale devono comprendere di essere parte minoritaria in una comunità culturale precisa, perché solo desiderando profondamente di essere assimilati si evitano i pericolosi ghetti e le doppie fedeltà.
Io ho avuto un compagno di classe, di padre marocchino. Era l’unico bambino nella scuola.
Negli anni Ottanta chi arrivava si integrava perché respirava e viveva totalmente immerso nella cultura italiana, arrivando a sentirla come propria. Oggi assistiamo invece a un fenomeno opposto e preoccupante in tutta Europa. I giovani di seconda e terza generazione continuano a svilupparsi nella cultura d’origine dei genitori e dei nonni, rifiutando di sentirsi parte assoluta e unica del Paese che li ha accolti.
Dalla scuola, l’assimilazione che forgia i nuovi italiani
Negli Stati Uniti, per fare un esempio chiaro, gli italoamericani mantengono le proprie radici ma sono fieramente e fermamente americani. La cittadinanza è una scelta totale che non ammette ambiguità, tant’è che chi sceglie di appartenere a un nuovo Stato dovrebbe dimostrare un’assimilazione tale da rinunciare alla precedente, poiché non si può giurare fedeltà e combattere per una patria rinnegando o dividendo il proprio cuore. Non ho mai chiesto la cittadinanza di un altro paese. Dovrei rinunciare alla mia per coerenza. Perché in quel caso dovrei essere pronto a difendere quel paese da qualunque altro. E non è una scelta che ho mai preso in considerazione.
È tempo di pretendere, senza timori ideologici, l’avvio di un processo di assimilazione forte, deciso, oggettivo e inflessibile, il cui unico scopo sia quello di forgiare nuovi cittadini che siano italiani al cento per cento. E questo non può che partire dalla scuola. Dove l’unica cultura da preservare è quella del nostro paese. Il multiculturalismo è una tomba di chi lo sostiene e l’opportunità di chi lo sfrutta. Perché chi accetta un paese multiculturale mina le fondamenta della propria casa. Chi può far prosperare la sua cultura in un altro paese, ottiene l’opportunità di ampliare l’orizzonte della propria civiltà, a discapito di un’altra.
LEGGI TUTTE LE NEWS DI POLITICA
Torna alle notizie in home