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Economia

Effetto lockdown tra speculazione e contagio dei rincari

di Maria Graziosi -


Una valanga. Parte sempre con un piccolo smottamento, qualcosa che, a monte, può sembrare quasi insignificante. Metro dopo metro, l’abbrivio cresce, la forza diventa smisurata, il tonfo è inevitabile. Il problema, come diceva quel vecchio film di Mathieu Kassovitz, non è la caduta ma l’atterraggio. Ecco, parte tutto a monte. I camionisti si fermano. Non consegnano la merce. Ne rimane poca, gli scaffali presto diventano vuoti. Scatta la paura di restare tagliati fuori.

Effetto lockdown

Roba già vissuta, ricordate cosa accadde quando l’ex premier Giuseppe Conte ebbe la bella idea di annunciare i lockdown in diretta tv, vero? Fuori dai supermercati si fecero file che manco al concerto degli Oasis. Col risultato che i prezzi iniziarono a salire. L’Amuchina, ma quello fu un caso limite senza dubbio eppure paradigmatico di come possano andare certe cose, raggiunse costi stellari. L’effetto lockdown potrebbe scattare nella testa e poi riverberarsi nel portafogli. La corsa a fare incetta di tutto. Porterebbe i prezzi, già alti di per sé, a salire ancora di più. I furbetti, che non mancano mai, e la speculazione, contro cui evidentemente poco si può, farebbero il resto. I costi rimarrebbero elevati e far la spesa, che è già difficile, diverrebbe ancora più complicato. In tutto ciò, va da sé, occorre contare il resto.

Il contagio dei prezzi

Il prezzo dei carburanti, dell’energia “passa” attraverso i vari gangli delle filiere e si moltiplica fino a raggiungere il consumatore. L’abbiamo già sperimentato, ai tempi dell’inizio della guerra tra Russia e Ucraina. Tutto costava di più perché gas e benzina costavano di più. La speculazione, ovviamente, fece il resto. La tempesta perfetta, dunque, è servita. E sarebbe davvero catastrofico uno scenario del genere considerando che, dagli ultimi dati Istat, l’inflazione a settembre è già salita al 4,2 per cento. Per soprammercato è ripartita la corsa del carrello della spesa che rincara dell’1,5%. Questa è la situazione di partenza. A ottobre potrebbe solo peggiorare.

Tra balzelli e ostinazione

Perché ci si ostina, specialmente a livello europeo, a mantenere tigna sull’austerità, sulla tenuta dei conti, sul green e sugli Ets. Tutte cose che abbiamo già pagato, non solo in termini di tasse, accise e balzelli, ma pure se non soprattutto, in ragione di mancata crescita. Che resta inchiodata a livelli troppo bassi, tali che persino il Fmi li classifica come “mediocri”. Una valanga, dunque, si potrebbe abbattere. Tutto sta a disinnescarla, a contenerla, a gestirla. E a farlo in tempo. Altrimenti ci faremo molto male.

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