Intervista a Alessandro Cattaneo (Forza Italia): “Più flessibilità dall’Europa e avanti su giustizia e diritti civili”
“Abbiamo bisogno di una dimensione europea. Come raggiungerla è la sfida e dobbiamo costruirla. Forza Italia è sempre decisa a giocare questa sfida da dentro”. Alessandro Cattaneo, deputato azzurro e responsabile nazionale dei Dipartimenti di FI, ribadisce la posizione europeista del partito, pur nella consapevolezza che serva una risposta più forte da Bruxelles. A partire dalla richiesta della premier Meloni di estendere la flessibilità del Patto di Stabilità, già prevista per la difesa, anche agli investimenti per l’energia e la sicurezza economica.
On. Cattaneo, il rischio è che l’Ue venga percepita sempre più lontana dalle esigenze dei cittadini, rigorosa sul welfare e più generosa sulle spese militari…
“Sì, mi rendo conto che talvolta si possa far fatica ad avere risposte rapide ed efficienti. Però va ricordato che grazie ai fondi del PNRR sono arrivati i più grandi finanziamenti dal dopoguerra e in quel caso si è percepita un’Europa vicina in un momento di grande incertezza come la pandemia. Detto questo, oggi sulla sfida energetica sono anch’io convinto che l’Ue debba darci flessibilità. Anzi, per me dovrebbe essere previsto debito comune per affrontare un’emergenza che riguarda tutti gli Stati membri e che nessun Paese può risolvere da solo”.
Altro fronte europeo: la Lega è stata molto netta rispetto a un eventuale ingresso dell’Ucraina…
“Sappiamo che questa è la loro posizione da tempo. Ma Kiev non sta chiedendo strumentalmente di entrare oggi in Europa: esisteva già un percorso di avvicinamento prima dell’invasione russa. E in questo momento non mi sembra il caso di aggiungere elementi divisivi mentre si cerca una difficile tregua tra Ucraina e Russia. L’obiettivo deve essere la pace”.
Torniamo in Italia: le amministrative sembrano aver premiato il centrodestra quando riesce a parlare al mondo produttivo e agli amministratori locali. È lì che Forza Italia ritrova la sua identità?
“Forza Italia, più di altri partiti, deve guardare alla società reale e, come diceva Silvio Berlusconi, non solo ai professionisti della politica ma anche ai professionisti al servizio della politica: imprenditori, persone che svolgono un’attività e possono dare un contributo concreto. Non significa demonizzare i politici, ma candidare soprattutto sindaci credibili, capaci di risolvere problemi e creare opportunità. In questa tornata elettorale lo abbiamo dimostrato”.
Il referendum sulla giustizia per FI resta una ferita aperta. Proverete a rilanciare le riforme in Parlamento?
“Lo stiamo già facendo. Una proposta del nostro capogruppo Costa punta ad assicurare adeguata pubblicità alle assoluzioni, proporzionata a quella data agli avvisi di garanzia o alle ipotesi di reato poi rivelatesi infondate. Può sembrare secondario ma non lo è: chiunque abbia vissuto una situazione del genere sa quanto possa rovinare la vita. Abbiamo poi rimesso sul tavolo il tema della responsabilità civile dei magistrati: in questo Paese tutte le categorie hanno responsabilità personali, i giudici no. Non è una contrapposizione ideologica, ma una questione di tutela dei cittadini e delle loro libertà”.
A proposito di libertà e diritti civili: dal fine vita ai temi LGBTQ+, è questa la cifra della vostra identità liberale?
“Un partito che si richiama ai valori liberali non può non affrontare il tema delicato del fine vita e lasciare che tutto venga demandato ai giudici o alla Corte Costituzionale. Il legislatore deve assumersi le proprie responsabilità e noi abbiamo presentato una legge equilibrata, coinvolgendo anche il mondo cattolico. Sui diritti civili va ricordato che nella scorsa legislatura il Ddl Zan si è fermato anche per responsabilità dello stesso Pd, che a volte ha dato l’impressione di voler usare il tema in modo strumentale, come se la sinistra fosse l’unica paladina dei diritti. Non è così: Forza Italia è da sempre favorevole a un percorso nella direzione dei diritti civili”.
In questi giorni si è parlato molto anche di Marina Berlusconi, dopo un sondaggio che la descrive come una figura percepita dagli italiani come autorevole, rassicurante e “di sistema”…
“Per noi non è stata una sorpresa: sappiamo quanta stima e affetto ci sia per Marina Berlusconi, che è uno dei manager italiani di maggior successo, e quanto il suo cognome, quello del presidente, sia evocativo. Siamo orgogliosi e lo terremo sempre nel nostro simbolo. Rappresenta la sintesi dei nostri valori, della nostra storia, della nostra identità e della nostra visione di Paese. Non la tireremo per la giacchetta, ma è certo importante contare sul suo sostegno come su quello del resto dei dirigenti azzurri e del vicepremier Antonio Tajani: tutti insieme stanno portando avanti l’eredità e i nostri valori fondanti”.
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