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Intervista al Presidente di AIDR Mauro Nicastri: “Frattasi non cade da solo: guerra Mantovano-Butti, burocrazia e stipendi d’oro affondano l’Acn”

di Alida Germani -

MAURO NICASTRI PRESIDENTE AIDR


Presidente Nicastri, i quotidiani nazionali parlano di dimissioni “a sorpresa” di Bruno Frattasi dall’ACN. Per lei sono davvero improvvise?

“No. La sorpresa è solo per chi guarda la cybersicurezza come una casella di potere e non come una funzione vitale dello Stato. Da oltre un anno, a mio giudizio, il prefetto Frattasi viveva una sofferenza evidente: guerre in corso, attacchi informatici crescenti, infrastrutture sotto pressione e un’Agenzia che avrebbe avuto bisogno di competenze tecniche altissime, non di logiche amministrative tradizionali”.

Sta dicendo che il problema è il personale dell’ACN?

“Dico che la cybersicurezza non si difende con i trasferimenti di comodo. L’ACN applica un contratto molto remunerativo, vicino ai livelli più alti della pubblica amministrazione. È evidente che questo abbia attratto personale interessato più al salto economico che alla missione nazionale. Un appartenente alle forze dell’ordine, nel ruolo ordinario, può faticare a superare certe soglie stipendiali; in ACN, secondo ricostruzioni diffuse, si può arrivare a compensi molto più elevati. Ma la domanda è: quei profili servivano davvero alla sicurezza cyber del Paese?”.

Che ruolo ha avuto il rapporto con il sottosegretario Mantovano?

“Mantovano è uomo di Stato, ma la cybersicurezza richiede anche visione tecnica, tempestività e capacità di protezione politica. A mio avviso non è riuscito a fare da scudo pieno a Frattasi. Quando il capo di un’Agenzia strategica resta solo tra attacchi esterni, vincoli interni e pressioni politiche, prima o poi il sistema si rompe”.

C’è anche un problema di modello dell’ACN?

“Sì. Il modello giuridico e organizzativo dell’Agenzia, come già accaduto per altri organismi dell’innovazione, rischia di essere troppo lento rispetto alla velocità degli attacchi. Se la prevenzione e la risposta operativa dipendono troppo da soggetti esterni, lo Stato perde sovranità, tempo e controllo”.

E il sottosegretario Alessio Butti?

“Butti ha lavorato con costanza dentro un quadro di deleghe sempre più frammentate. Politicamente ha portato a casa un risultato: il ridimensionamento dell’asse Mantovano-Frattasi e una nuova fase nella governance digitale”.

Che cosa dovrebbe fare ora il Governo Meloni?

“Smettere di riempire caselle e iniziare a costruire una politica industriale digitale. L’innovazione non è comunicazione, è vita quotidiana dei cittadini. Se vogliamo una scossa vera, affidiamo a Poste Italiane i servizi online per cittadini e imprese e a Leonardo le infrastrutture tecnologiche strategiche. Serve coraggio, non burocrazia”.

Se sarà Andrea Quacivi il nuovo direttore ACN?

“Se le notizie di stampa saranno confermate, non potremo che rivolgere all’amico Andrea Quacivi i migliori auguri di buon lavoro. Ma sia chiaro: non basta cambiare nome. Serve cambiare passo”.


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