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Esteri

Accordi sfiorati e minacce incrociate: Iran e Usa nella “terra di mezzo”

In Libano meridionale, Israele ha intensificato i bombardamenti e le violazioni dello spazio aereo

di Ernesto Ferrante -


Il Medio Oriente continua ad essere impantanato in una zona grigia di “né guerra né pace” che da mesi congela la diplomazia e alimenta l’instabilità. Le aperture si moltiplicano, ma ogni spiraglio viene subito compensato da una chiusura improvvisa, da un gesto ostile, da un messaggio che riporta tutto al punto di partenza. È un’altalena che non accenna a fermarsi, e che a ritmo quasi quotidiano si arricchisce di nuovi segnali, tanto promettenti quanto fragili.

Sarà la volta buona per un’intesa stabile?

Secondo il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif, Stati Uniti e Iran sarebbero “vicini a una sorta di accordo”. Una formula volutamente prudente, che riflette la natura di un processo negoziale fatto di passi laterali più che di avanzamenti lineari. Asif ha parlato di “segnali degli ultimi due o tre giorni”, mentre il ministro dell’Interno Mohsin Naqvi, divenuto negli ultimi mesi il principale canale informale tra Washington e Teheran, è ritornato nella capitale iraniana. Islamabad si propone come mediatore silenzioso, consapevole che ogni progresso è reversibile e che la diffidenza reciproca resta il vero convitato di pietra.

Lo Stretto di Hormuz e gli equilibri regionali

A confermare la fluidità del momento sono arrivate anche le parole del portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, secondo cui i colloqui tra Oman e Iran sul futuro del traffico nello Stretto di Hormuz sarebbero “in fase avanzata”. Un dossier cruciale, perché la sicurezza di quel corridoio marittimo è la cartina di tornasole della stabilità regionale. Ma la storia recente insegna che la distanza tra “fase avanzata” e “stallo improvviso” può essere molto ridotta.

Non a caso, dagli Emirati Arabi Uniti è arrivato un monito che suona come un avvertimento. Il consigliere diplomatico Anwar Gargash ha ricordato che la regione non può restare indefinitamente sospesa in una condizione di ambiguità strategica. È la voce di chi teme che l’attuale equilibrio instabile possa trasformarsi in una spirale incontrollabile.

La resistenza militare dell’Iran

Sul fronte iraniano, però, i toni restano quelli della sfida. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha rivendicato una resilienza quasi mitologica. “L’Iran ha dimostrato al mondo di essere una potenza tenace e invincibile”, ha affermato, sottolineando come Teheran abbia resistito alle pressioni americane nonostante l’appoggio di Israele e dell’intero blocco occidentale a Washington. Araghchi ha insistito su un punto politico chiave: gli Stati Uniti sarebbero passati dalla richiesta di “resa incondizionata” all’“implorare negoziati” in appena venti giorni. Una narrazione pensata per il pubblico interno, certo, ma che riflette anche la volontà del regime di mostrare che nessuna apertura diplomatica implica una rinuncia alla propria postura militare.

L’Iraq

Secondo fonti irachene, il comandante della Forza Quds, Esmail Ghaani, avrebbe incontrato a Baghdad leader sciiti e capi delle milizie filoiraniane, invitandoli a evitare scontri con le forze di sicurezza ma senza appoggiare la consegna delle armi allo Stato. Un equilibrio delicato. La Repubblica islamica dell’Iran non vuole destabilizzare l’Iraq, ma non intende neppure cedere alle pressioni statunitensi per il disarmo delle sue milizie alleate.

Il peso delle mosse degli Houthi e di Israele

Intanto, la regione continua a bruciare. Nel Bab al-Mandeb, un attacco missilistico attribuito agli Houthi ha colpito una nave mercantile, causando quattro morti e diversi feriti. La Tihamah, che trasportava generi alimentari, è finita sotto il fuoco. In Libano meridionale, Israele ha intensificato i bombardamenti e le violazioni dello spazio aereo, con numeri che l’Onu ha definito i più alti degli ultimi mesi. E mentre il Parlamento libanese ha abolito la pena di morte, un fatto storico per il mondo arabo, il contesto attorno resta segnato da una tensione crescente.

Gli Stati Uniti e l’Iran potrebbero davvero essere vicini a un’intesa, ma i precedenti suggeriscono prudenza. Per ora l’area è un luogo dove tutto sembra possibile e nulla è definitivo.


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