Netanyahu sfida Trump e boccia il piano Usa. Dall’Iran nuovo ultimatum su Hormuz
©ANSA
Netanyahu tira dritto e alza il livello dello scontro con gli Stati Uniti. Il premier israeliano ha respinto le pressioni americane per un ridimensionamento della presenza militare a Gaza, in Libano e in Iran, aprendo così un nuovo fronte polemico con Trump. Il messaggio è chiaro e non sembra vi siano i presupposti per ammorbidirlo: Israele non intende accettare ritiri o concessioni che, nella lettura del governo, possano compromettere sicurezza e deterrenza. Al centro della frizione c’è Gaza. Gli Stati Uniti cercano di contenere il conflitto sia per il costo politico che diplomatico e spingono per un graduale ritiro delle truppe. Netanyahu, invece, considera prematuro qualsiasi passo indietro.
La priorità resta mantenere il controllo operativo sul terreno e impedire che Hamas o altri attori ostili possano riorganizzarsi. Una posizione che si riflette anche sul fronte nord, dove Israele continua a ritenere strategica la pressione sul Libano, e su quello iraniano, rispetto al quale il governo non vuole vincoli esterni. Quindi non solo differenze sistemiche e tattiche, ma anche una diversa sensibilità nella lettura degli equilibri regionali, evidenziando un valore più ampio dello strappo con Trump.
Da Trump a Hormuz: lo scenario mediorientale ad alto rischio
Il presidente Usa punta a riaffermare una regia americana capace di contenere i conflitti e riequilibrare il dossier mediorientale. Netanyahu, al contrario, mostra di voler preservare piena autonomia decisionale, anche a costo di sfidare apertamente l’alleato principale. In parallelo, Teheran torna a usare il dossier dello Stretto di Hormuz come leva strategica, minacciando che la riapertura piena potrà esserci solo alle condizioni poste dalla Repubblica Islamica. Una puntualizzazione che evidenzia in modo chiaro che il confronto non riguarda più un terreno prettamente militare ma anche tutto un sistema economico che ingloba anche il percorso delle rotte del petrolio.
Il no israeliano alle richieste Usa e la minaccia iraniana su Hormuz fotografano uno scenario ad altissima volatilità. Da una parte Israele rivendica il diritto di continuare l’offensiva senza condizionamenti, dall’altra Teheran prova a trasformare la crisi in uno strumento negoziale. In mezzo, gli Stati Uniti cercano di evitare un allargamento del conflitto, ma si trovano davanti interlocutori sempre meno disposti a seguire una regia comune. Il rischio è che la partita sfugga di mano, trascinando l’intera regione in una nuova fase di instabilità. E a questo punto, in Medio Oriente, il confine tra deterrenza e detonazione si sta assottigliando pericolosamente.
LEGGI TUTTE LE NEWS DI ESTERI
Torna alle notizie in home