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Israele nega: “Nessuna tortura su attivisti Flotilla”

Il caso degli attivisti Saif Abu Keshek e il brasiliano Thiago Avila. La replica di Tel Aviv

di Pietro Pertosa -


Israele nega le accuse di tortura nei confronti degli attivisti della Flotilla che sono stati fermati nei giorni scorsi mentre tentavano di arrivare a Gaza. Per il ministero degli Esteri di Tel Aviv si tratta di accuse “false e infondate”. La vicenda riguarda due persone in particolare, il cittadino spagnolo Saif Abu Keshek e il brasiliano Thiago Avila. I cui legali hanno denunciato che entrambi avrebbero subito presunti maltrattamenti dopo essere stati fermati. Ma Israele nega con fermezza.

Israele e le accuse di tortura agli attivisti della Flotilla

Secondo il racconto che hanno fatto gli avvocati, gli attivisti della Flotilla sarebbero stati percossi, sottoposti a isolamento e sarebbero stati detenuti con gli occhi bendati. Oltre a essere sottoposti a “violenze fisiche gravi”. Israele nega che i due membri della Flotilla siano stati sottoposti ad alcun tipo di tortura. Pur ammettendo, con il portavoce del Ministero degli Esteri Oren Marmorstein che sarebbero state necessarie in alcuni casi le maniere forti. A fronte di “azioni di resistenza fisica violenta contro il personale israeliano”. Reazioni che, comunque, rientrerebbero “nel rispetto della legge”.

I due attivisti restano in stato di fermo

Le autorità giudiziarie di Israele hanno disposto il prolungamento del fermo per i due attivisti della Flotilla che hanno denunciato di essere stati sottoposti ad atti assimilabili alla tortura. Secondo quanto riferito dall’organizzazione per i diritti umani Adalah, che rappresenta i due attivisti, al momento non sono state formalizzate accuse nei confronti di Keshek e Avila. I legali della difesa chiedono il loro rilascio immediato, sostenendo che la loro missione fosse esclusivamente umanitaria e finalizzata alla consegna di aiuti alla popolazione civile di Gaza.


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