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Attualità

Il solito cortocircuito: nuova Flotilla, nuova azione dell’esercito israeliano fuori dal proprio territorio

di Eleonora Manzo -


La Global Sumud Flotilla è il genere di iniziativa che, appena lascia il porto, costringe tutti a scegliere le parole con estrema cura. È una missione civile internazionale composta da decine di imbarcazioni dirette verso Gaza con un obiettivo dichiarato: portare aiuti umanitari, contestare il blocco israeliano e chiedere l’apertura di un corridoio umanitario permanente. Non solo soccorso, dunque, ma anche pressione politica: la flottiglia nasce per tenere acceso il faro su Gaza e per sfidare, in modo pubblico e non armato, un assetto che gli organizzatori definiscono illegittimo.

È su questo punto che si misura anche la posizione italiana. La Farnesina, nelle sue comunicazioni ufficiali, non ha sposato il linguaggio militante degli organizzatori né ha trasformato la missione in una bandiera politica, ma ne ha riconosciuto implicitamente la natura civile e umanitaria nel momento in cui ha chiesto a Israele chiarimenti sull’operazione e soprattutto le condizioni per tutelare i cittadini italiani imbarcati. È il lessico classico della diplomazia: prudente, calibrato, apparentemente neutro. Ma sotto quella prudenza si legge una considerazione precisa sulla missione stessa, cioè che non si è davanti a un’incursione armata o a un’azione ostile, bensì a un’iniziativa con partecipazione civile che merita protezione consolare e chiarimenti formali.

La situazione è precipitata quando la Marina israeliana ha intercettato la Flotilla nel Mediterraneo, in prossimità di Creta e a grande distanza da Gaza. Israele ha sequestrato diverse imbarcazioni e fermato numerosi attivisti. Nelle prime ore si è parlato di numeri variabili anche sugli italiani coinvolti; le informazioni più puntuali rilanciate da Rai News indicano 24 italiani fermati, mentre sarebbero 57 i connazionali presenti complessivamente nella missione. La confusione iniziale, del resto, è figlia perfetta di ogni operazione in mare: prima si perdono i contatti, poi si rincorrono gli elenchi, infine arrivano le versioni ufficiali, che raramente coincidono con la prima ondata di allarme.

Da Gaza, e più in generale dal fronte dei promotori e dei sostenitori della missione, la Flotilla è stata presentata come un gesto concreto di solidarietà verso una popolazione sotto assedio. L’abbordaggio israeliano è stato definito un atto di pirateria e un attacco contro imbarcazioni civili disarmate in acque internazionali. In questa chiave, la missione non è soltanto una consegna di aiuti: è anche un messaggio politico, quasi una domanda lanciata al mondo intero su quanto sia disposto a tollerare in nome della realpolitik. Da Israele, invece, la lettura resta quella della sicurezza e del controllo. La linea è impedire che la flottiglia raggiunga Gaza, bloccare le navi e trasferire gli attivisti fermati. È una risposta coerente con la postura israeliana sul blocco: dove gli organizzatori vedono un corridoio


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