L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



L'Identità Rosa

Keisha Lance Bottoms in Georgia è la prima afroamericana eletta governatrice nella storia americana. “Una vittoria per tutti noi”

Elezioni di metà mandato, ore di premiati femminili negli Stati Uniti

di Priscilla Rucco -


Nella storia degli Stati Uniti nessuna donna nordafricana aveva mai guidato uno Stato. Il primato è caduto nella notte tra martedì e mercoledì ad Atlanta, dove la democratica Keisha Lance Bottoms ha conquistato la carica di governatrice della Georgia, battendo il famoso miliardario repubblicano Rick Jackson.

Poche ore più tardi l’Ohio ha affidato il proprio governo ad Amy Acton, medico ed ex direttrice della sanità pubblica statale, che ha superato Vivek Ramaswamy ed è la prima donna scelta dagli elettori per questo specifico ruolo. Due vittorie che, insieme alle altre uscite dalle urne del 3 novembre, delineano la mappa del potere locale americano con una presenza femminile senza precedenti.

Una sfida vinta anche contro il dio denaro

Sindaca di Atlanta dal 2018 al 2022 e poi consigliera alla Casa Bianca durante la presidenza di Joe Biden, Bottoms ha ottenuto, secondo i dati ancora provvisori, circa il 54 per cento dei voti.

Lo ha fatto nonostante uno squilibrio economico evidente: già a giugno Jackson aveva investito nella corsa almeno 108 milioni di dollari del proprio patrimonio, e i gruppi a lui vicini hanno investito in spot televisivi quasi dieci volte più di quelli schierati con l’avversaria. Il candidato – sostenuto da Donald Trump – aveva perfino disertato il confronto di ottobre, lasciando la rivale a rispondere da sola alle domande dei giornalisti.

Nella fase finale, a pochi giorni dal voto, era sceso in campo ad Atlanta anche Barack Obama, che l’aveva sostenuta apertamente già da inizio ottobre.

In Georgia, i democratici non vincevano la corsa a governatore dal 1998, e i repubblicani occupavano ininterrottamente la residenza ufficiale dal 2002, fino al secondo mandato di Brian Kemp, al quale la legge impediva di ricandidarsi. Bottoms inoltre sarà anche la prima donna afroamericana a guidare lo Stato, mentre nella stessa notte i democratici hanno conquistato anche le altre cariche elettive statali.

La sua campagna, durata oltre un anno e mezzo, ha puntato sull’estensione di Medicaid, sul salario minimo a 15 dollari l’ora, sulla casa e sulla scuola pubblica. Figlia del cantante soul Major Lance, ricorda spesso che la sua famiglia vive in Georgia da almeno cinque generazioni e che le sue radici risalgono a una piantagione di Crawfordville: una vicenda privata che da ieri è diventata un “simbolo collettivo”.

In Ohio la rivincita della “dottoressa del Covid“

Amy Acton era entrata nelle case degli abitanti dell’Ohio nel 2020, quando affiancava ogni giorno il governatore repubblicano Mike DeWine nelle conferenze stampa sull’emergenza sanitaria di COVID-19. Aveva lasciato l’incarico nel giugno di quell’anno, dopo settimane di proteste arrivate fin sotto la sua abitazione di Columbus.

Quella notorietà è stata il principale bersaglio degli avversari, che l’hanno accusata di aver imposto chiusure troppo severe alle scuole e alle imprese. Alla sua prima candidatura, Acton ha prevalso su Ramaswamy, imprenditore, ex aspirante alla nomination presidenziale e candidato appoggiato da Trump, con un vantaggio di circa sette punti secondo i conteggi parziali.

Anche in questo caso la disparità di mezzi economici a disposizione era evidente. Entro metà ottobre il fronte repubblicano aveva finanziato spot contro di lei per oltre 100 milioni di dollari, ai quali si sono aggiunti almeno 5 milioni versati da Elon Musk a un comitato vicino al suo sfidante.

Molti americani ricorderanno lo spot in cui la madre della Acton – con la quale i rapporti sono interrotti da tempo – accusava la figlia di mentire ha sollevato critiche da entrambi gli schieramenti e, secondo la stampa locale, ha finito per spingere le donazioni verso la candidata democratica.

Cresciuta a Youngstown in condizioni di forte indigenza, Acton ha parlato ai sostenitori della necessità assoluta di ricomporre uno Stato diviso, sintetizzando il suo programma in una frase: “La guarigione inizia oggi”. Ramaswamy, nel riconoscere la sconfitta, le ha augurato di riuscire a tenere insieme gli elettori dello Stato. L’Ohio non eleggeva un governatore democratico dal 2006, e Acton subentrerà a DeWine – giunto ormai al limite dei mandati.

In Texas Gina Hinojosa ha sconfitto il governatore uscente Greg Abbott, diventando la prima donna di origine latina alla guida dello Stato e la prima democratica a vincere dal 1990. Nel New Mexico Deb Haaland, già ministra dell’Interno di Biden e appartenente al popolo Laguna Pueblo, sarà la prima nativa americana a governare uno Stato.

In Minnesota Amy Klobuchar sarà la prima governatrice, primato garantito anche in Tennessee, dove si sfidavano due donne, mentre Peggy Flanagan è la prima nativa eletta al Senato federale. Jocelyn Benson ha vinto in Michigan; Kathy Hochul a New York e Katie Hobbs in Arizona sono state confermate.

Il cambiamento

Già alla vigilia delle elezioni le donne in corsa per la carica di governatore come candidate ufficiali dei due partiti maggiori erano 26, una in più del primato del lontano 2022. Il Center for American Women and Politics della Rutgers University fissa a 14 il massimo di governatrici in carica nello stesso momento. Secondo un conteggio di NBC News – con alcune sfide ancora aperte – dal 2027 saranno almeno 17. Georgia, Minnesota e Tennessee escono così dall’elenco dei 17 Stati che, secondo il Pew Research Center, non avevano mai avuto una donna al vertice.

E Trump?

Per Donald Trump – che resterà alla Casa Bianca fino al gennaio 2029 – il risultato significa affrontare la seconda metà del mandato con un Congresso ostile e con una rete di governatori meno allineata. Per le neoelette inizia ora la prova più difficile: quella di governare.

Bottoms e Acton si insedieranno a gennaio con programmi costruiti contro avversari molto più ricchi e con aspettative altissime da parte di chi le ha votate. Sarà la loro capacità di plasmare le promesse in atti concreti, a dire se la scorsa notte elettorale segni davvero l’inizio di una nuova stagione di cambiamento al femminile.

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