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Esteri

La guerra ibrida entra nel carrello della spesa: Bruxelles frena sui colpevoli

Qualsiasi elemento della società connessa può trasformarsi in un bersaglio

di Mauro Trieste -


Per anni la guerra ibrida è stata associata a blackout, sabotaggi energetici, campagne di disinformazione e attacchi alle reti governative. Oggi, però, la frontiera si sposta molto più vicino alla vita quotidiana dei cittadini europei, dentro i supermercati, nei sistemi che regolano la conservazione degli alimenti, nelle infrastrutture digitali invisibili che sostengono la distribuzione del cibo. È questo il significato “strategico” dell’ondata di attacchi informatici che ha colpito negli ultimi giorni diversi Paesi dell’Unione europea, provocando il malfunzionamento di frigoriferi e congelatori e causando la perdita di grandi quantità di prodotti alimentari.

L’invito alla calma dell’Ue

L’episodio ha immediatamente alimentato il consueto circuito delle attribuzioni preventive. Nello spazio mediatico occidentale, ogni evento cyber di dimensione transnazionale tende ormai a essere inserito quasi automaticamente nella lunga ombra della Russia. Ma la reazione di Bruxelles racconta una storia diversa, di cautela. La Commissione europea ha convocato due riunioni d’emergenza con Enisa, Europol, le autorità nazionali e la rete europea Cyclone per coordinare la risposta, ma ha evitato accuratamente di indicare possibili responsabili. Il portavoce Thomas Regnier ha richiamato pubblicamente alla prudenza, sottolineando che l’attribuzione spetta alle autorità investigative nazionali e non alla Commissione. Si tratta di una presa di posizione tutt’altro che banale.

Negli ultimi anni il tema della “paternità” è diventato una delle principali arene del confronto geopolitico. Individuare un colpevole nel cyberspazio richiede infatti elementi tecnici, investigativi e d’intelligence che raramente emergono nelle prime ore di una crisi. Eppure, proprio nelle prime ore, nascono spesso le narrazioni destinate a consolidarsi nell’opinione pubblica.

I nuovi obiettivi dei pirati informatici

L’atteggiamento dell’Ue appare quindi significativo, perché non nega alcuna ipotesi, ma nemmeno avalla teoremi privi di evidenze pubbliche. Una scelta che riflette la consapevolezza di quanto il cyberspazio sia diventato terreno fertile per manipolazioni, false piste e operazioni di influenza. Se l’identità degli autori resta incerta, il valore simbolico dell’attacco è invece chiarissimo. Non sono stati presi di mira ministeri, basi militari o reti elettriche. Sono stati colpiti sistemi di refrigerazione commerciale. Obiettivi apparentemente marginali che producono però conseguenze immediate e visibili, con scaffali svuotati, merci distrutte, attività costrette a interrompere il servizio e costi economici distribuiti lungo l’intera filiera alimentare. È la logica della nuova guerra ibrida, il cui fine non è necessariamente paralizzare uno Stato, ma dimostrare che qualsiasi elemento della società connessa può trasformarsi in un bersaglio.

Il parere dell’esperto

Particolarmente illuminante è il contributo di Kevin Tellier, esperto di cybersicurezza della società francese Synacktiv. Analizzando il caso dei sistemi di refrigerazione Danfoss utilizzati in numerosi punti vendita europei, Tellier ha osservato che molte delle interfacce di controllo remoto risultavano esposte a Internet nonostante dovessero essere isolate all’interno di reti chiuse. In altre parole, in diversi casi non sarebbe stato necessario disporre di capacità degne di un servizio segreto per intervenire sui dispositivi. La sua conclusione è che poiché l’operazione non appare caratterizzata da una sofisticazione eccezionale, “potrebbe trattarsi di chiunque”.

Le falle dell’ecosistema tecnologico

Una valutazione che contrasta con la narrazione dominante secondo cui dietro ogni attacco a infrastrutture critiche debba necessariamente esserci una potenza nemica. Impianti pensati per funzionare in ambienti isolati vengono oggi monitorati e gestiti da remoto. La comodità operativa diventa vulnerabilità strategica. La nuova guerra ibrida non passa necessariamente dai carri armati digitali. Può attraversare una cella frigorifera, un termostato connesso o il software che regola la temperatura di un supermercato. Prima ancora del nome dell’aggressore, la questione decisiva riguarda la fragilità di un ecosistema tecnologico che permea ormai ogni aspetto della vita quotidiana europea. E che proprio per questo è diventato un campo di battaglia.


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