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Te li ricordi i Radicali? La storia che finisce in farsa (sinistra)

Si dimette pure Blengino: "Siamo diventati la più grottesca rappresentazione della partitocrazia"

di Paolo Diacono -


Cala il sipario, come peggio non potrebbe, sulla lunga e gloriosa storia dei radicali italiana. Tra veti, litigi e accuse incrociate. Che aumentano al diminuire di voti e consensi. L’ultimo atto è firmato da Filippo Blengino. Segretario, non più tale, di Radicali Italiani. Che ha deciso di rassegnare, con polemica va da sé, le dimissioni dalla guida della sigla. “Le gravi opacità nella gestione delle iscrizioni e le anomalie che investono il XXIV Congresso mi impediscono di assumermi la responsabilità di convocare un’assise della cui regolarità non posso ritenermi garante. Ma la questione è ben più profonda: in Radicali Italiani non è rimasto più nulla di radicale”.

Radicali in crisi da Pannella a Tabacci

In un certo senso, quella storia di provocazioni, riflessioni scomode e pensiero laterale è finita. Insieme a Giacinto detto Marco. Nemmeno Emma Bonino è riuscita, fino in fondo, a tenere in piedi quel senso politico e comunitario. Gli stridii e gli scontri erano già iniziati da anni. Adesso, che se ne è andata anche lei, non rimane nulla a tenere insieme i pezzi di quel mondo. “In Radicali Italiani non è rimasto più nulla di radicale”, ha accusato Blengino. “Un movimento nato per combattere la partitocrazia ne è diventato una delle più grottesche rappresentazioni. La trasparenza è ostacolata, le regole democratiche sono considerate un intralcio e chi dissente viene trattato come un nemico”.

La corrente dentro il correntone

Blengino se la prende, dunque, direttamente con Hallissey deplorando “il tentativo di trasformare Radicali Italiani in uno strumento di guerra interna a Più Europa, al servizio di ambizioni personali che nulla hanno a che vedere con le nostre battaglie”. La chiosa è al veleno: “Lascio un partito che non riconosco più”. Se è per questo, non lo riconoscono più nemmeno gli italiani.

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