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Esteri

La guerra nella guerra delle scorte Usa

Secondo gli esperti, con l'attuale tasso di produzione, ci vorranno anni per ricostruire quello che è stato usato contro l'Iran

di Ernesto Ferrante -


Da quando è iniziata la guerra con l’Iran, gli Stati Uniti hanno usato migliaia di missili, svuotando in modo significativo gli arsenali costruiti negli anni. A confermare la notizia che ha messo in allarme già da qualche settimana non solo i funzionari militari americani, ma anche la base Maga è stato il New York Times, citando analisi interne del dipartimento della Difesa avvalorate da fonti del Congresso. A rischio è la prontezza degli Usa di rispondere ad altri eventuali conflitti, anche perché sono stati spostati missili e bombe da basi in Asia e in Europa verso il Medio Oriente. Lasciando quindi gli Stati Uniti sguarniti su altri potenziali fronti bellici.

La guerra all’Iran sta prosciugando le scorte degli Stati Uniti

Secondo le stime citate dal Times, gli Usa hanno lanciato 1100 missili cruise stealth a lungo raggio, costruiti per un conflitto con la Cina, oltre mille Tomahawk, un numero quasi 10 volte superiore a quello del numero di missili da crociera subsonici a lungo raggio che acquistano ogni anno, 1200 missili intercettori Patriot, ognuno dal costo di oltre 4 milioni di dollari, 1000 missili di precisione e missili terrestri Atacms. Numeri enormi che lasciano dei buchi preoccupanti. L’amministrazione Trump sta cercando modi per velocizzare la produzione bellica e rimpolpare le scorte.

I costi dello sforzo bellico

Stando ai report di gruppi indipendenti, gli Stati Uniti finora nella guerra hanno polverizzato tra i 28 e i 35 miliardi di dollari, poco meno di un miliardo al giorno. Fonti della Difesa hanno detto a esponenti del Congresso che solo nelle prime 48 ore sono state usate munizioni per 5,6 miliardi di dollari. Il Pentagono non ha reso noto quante munizioni abbia usato nei 38 giorni precedenti alla dichiarazione del cessate il fuoco il 7 aprile. Si è parlato unicamente di 13mila target colpiti.

L’allarme degli esperti

Con l’attuale tasso di produzione, ci vorranno anni per ricostruire quello che abbiamo usato”, ha detto Jake Reed, capogruppo dem della commissione Difesa del Senato, suggerendo quindi che mentre si ricostruiscono gli arsenali, gli Usa potrebbero trovarsi a fare delle scelte difficili su dove mantenere la presenza militare. Anche perché, come ha fatto notare Mark Cancian, colonnello dei Marine a riposo ora consigliere del Center for Strategic and International Studies, “le riserve di alcune munizioni per attacchi terrestri e di difesa missilistica erano basse anche prima della guerra”.

La posizione della Casa Bianca e le mosse degli Usa

Alla richiesta di un commento, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha smentito tali ricostruzioni, sostenendo che “le premesse di questa storia sono false, gli Stati Uniti hanno la forza militare più potente del mondo, completamente rifornita con più che sufficienti armi e munizioni, in arsenali qui in America e nel resto del mondo”.

Lo scorso gennaio l’amministrazione ha annunciato accordi di sette anni con i principali contractors del Pentagono per aumentare fino a quattro volte la produzione di sistemi di difesa, come gli intercettori di missili, ma serve l’approvazione del Congresso per i finanziamenti aggiuntivi.


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