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Sociale

La mente che chiede aiuto: maggio, un mese dedicato a squarciare il silenzio

di Priscilla Rucco -


Settantasei anni fa negli Stati Uniti nasceva il mese dedicato al benessere psicologico. Oggi i disturbi mentali riguardano tre italiani su quattro, eppure il sistema pubblico stenta a tenere il passo con le necessità delle persone.

Quando chiedere aiuto era proibito

Negli Stati Uniti, nel 1949 la Mental Health America stabilì di dedicare l’intero mese di maggio alla sensibilizzazione sul disagio psicologico, in un’epoca in cui la sofferenza della mente veniva ancora nascosta, negata, temuta o più semplicemente ignorata. Da allora maggio è diventato, gradualmente, un tempo riconosciuto in tutto il mondo per affrontare ciò che spesso si fatica persino a nominare. Settantasei anni dopo, quell’intuizione appare più utile e necessaria che mai.

Il benessere psicologico

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che oltre un miliardo di persone conviva oggi con un disturbo mentale, e che ogni anno più di 700 mila decessi per suicidio siano collegati ad un disagio psichico rimasto inascoltato.

La pandemia da Covid-19 ha impresso una brusca accelerazione a una tendenza già in atto: nel solo primo anno di emergenza sanitaria, i casi globali di ansia e depressione sono cresciuti, infatti, di circa il 25%.

Nel nostro Paese il rapporto Censis-Lundbeck, presentato a Roma nel gennaio di quest’anno, rivela che il 74,1% dei cittadini ha avuto esperienza diretta o indiretta con problemi di salute mentale. Nel 2024, secondo l’analisi dell’Università Niccolò Cusano ripresa dall’Ansa, oltre 16 milioni di italiani soffrivano di disturbi psicologici di media o grave entità, il 6% in più rispetto al 2022.

Il problema infinito delle risorse

Dietro alle liste d’attesa infinite e ai servizi territoriali in continuo affanno, l’Italia dedica alla salute mentale il 3% della spesa sanitaria complessiva, mentre l’Oms raccomanda una soglia minima del 10%.

Negli ultimi tempi il bonus psicologo ha fornito dei dati da non sottovalutare: nel 2024, su 400.505 domande presentate all’Inps, solo 3.325 sono state accolte, lo 0,83% del totale. Un risultato che riflette il progressivo taglio dei fondi, passati dai 25 milioni stanziati nel 2022 ai 10 milioni del 2024.

Iniziative in campo, ma la strada è lunga

Nel maggio 2026 le iniziative di sensibilizzazione si moltiplicano. Il festival Ro.mens dedica la sua edizione all’inclusione e al rafforzamento dei servizi di salute mentale di prossimità. Sul fronte occupazionale, l’osservatorio Serenis segnala che quattro lavoratori su cinque considerano il benessere psicologico un diritto, non un privilegio.

Sono soprattutto le donne e i dipendenti tra i 36 e i 45 anni a subire più pesantemente la pressione quotidiana: il burnout riguarda il 42% delle occupate, contro il 35% degli uomini. Al Sud la rete di welfare è più rada e la reticenza culturale ancora marcata.

Uno sguardo dentro

Quante volte si rimanda una telefonata a uno specialista perché il momento non sembra mai quello giusto? Troppo spesso si minimizza un malessere che dura da mesi, convinti che basti tenere duro e che prima o poi passerà.

L’Oms ci rammenta che il 50% dei disturbi mentali insorge entro i 18 anni e il 75% entro i 25: il problema troppo spesso nasce in maniera silenziosa, quando si è ancora troppo giovani per riconoscerlo, ma chi ci sta accanto dovrebbe notare i cambiamenti.

Dargli un nome, e trovare il coraggio di parlarne, è già il primo passo verso la cura. Il mese di maggio non risolve nulla da solo. Ma può essere il momento in cui si smette di rimandare e si acquisisce consapevolezza e rispetto per sè e per gli altri.


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