La pace dimenticata
La necessità di archiviare la stagione del sangue e del conflitto in Ucraina, impone una riflessione profonda e obiettiva sulle vere origini di una tragedia che continua a consumarsi alle porte dell’UE.
Ridurre la crisi a un semplice schema manicheo in cui le responsabilità appartengono a una sola parte, significa ignorare colpevolmente il complesso retroterra di provocazioni occidentali nell’area di influenza russa, dinamiche complesse che non possono essere cancellate dalla retorica. Se si sostenesse il diritto di installare basi occidentali in Ucraina, nessuno potrebbe seriamente affermare, che Cuba nel ‘62 non avesse la sovranità di decidere l’installazione di missili sul proprio territorio.
Ma in quel caso, altrimenti probabilmente non saremmo a parlarne, prevalse il buonsenso tra Kennedy e Krusciov.
Lo scenario
In questo scenario, mentre Washington e Donald Trump aprono spazi di dialogo e di tregua, sorge spontanea una domanda ineludibile sulla miopia dell’Europa. Un continente che condivide i confini con la Russia, che ha il gigante di Mosca nel proprio cortile di casa, sembra aver smarrito la capacità autonoma di promuovere un confronto diplomatico.
Perché porta avanti questo folle atteggiamento autolesionista?
L’Europa appare oggi politicamente disarmata. Una realtà in cui gli Stati faticano a trovare leve di difesa efficaci e in cui le giovani generazioni, disinteressate a una causa continentale figlia di scelte scellerate, assistono impotenti mentre il proprio futuro viene deciso altrove.
Le decisioni che ricadono sull’Europa
L’idea che l’Unione debba ridursi a subire le decisioni altrui, o addirittura a recitare ruoli grotteschi come la difesa di territori remoti tra le potenze globali, dimostra la fragilità di una leadership che ha rinunciato alla propria storica vocazione mediatrice. Eppure, la tradizione diplomatica del Vecchio Continente è stata edificata da statisti intelligenti e lungimiranti. Abbiamo avuto Metternich e Talleyrand.
Una pace “delegata”
Continuare a delegare la pace, che alla fine verrà comunque stipulata, ad altri; e a subire passivamente gli eventi rispecchia una cecità politica inaccettabile, che richiede con urgenza un radicale cambio di rotta per restituire all’Europa un ruolo centrale e autorevole nei negoziati.
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