Scuole a rischio frana e sisma: ecco quante sono
Un quadro di vulnerabilità territoriale diffusa a cui si aggiungono carenze autorizzative croniche, con oltre il 41% degli immobili privo di collaudo statico e il 56% sprovvisto di certificato di agibilità
Il rientro in classe riporta in primo piano la fragilità degli edifici scolastici italiani: scuole a rischio frana e sisma. Tra gli oltre 12 miliardi stanziati e le nuove misure della manovra di bilancio, la Corte dei Conti svela il vero nodo. Solo il 26% delle risorse viene effettivamente speso.
Il suono della prima campanella
Il rientro ufficiale a pieno regime per oltre 8 milioni di studenti italiani, un appuntamento annuale che nasconde una realtà strutturale complessa.
Secondo quanto evidenziato dal report di Cittadinanzattiva, il 44% degli istituti sorge in zone classificate ad alta sismicità. Inoltre, oltre 5mila edifici sono collocati in aree ad immediato rischio frana o pericolosità idraulica.
E’ un quadro di vulnerabilità territoriale diffusa a cui si aggiungono carenze autorizzative croniche, con oltre il 41% degli immobili privo di collaudo statico e il 56% sprovvisto di certificato di agibilità.
La manovra del governo
Per fronteggiare questa emergenza storica, il quadro finanziario mobilitato dal governo appare imponente. Tra risorse europee del Pnrr e capitoli di spesa nazionali, gli investimenti complessivi superano i 12 miliardi di euro.
A questo pacchetto si sono aggiunti di recente 114,4 milioni di euro sbloccati dal ministero dell’Istruzione e del Merito tramite apposito decreto. Risorse destinate prioritariamente a interventi indifferibili contro il rischio sismico, la bonifica dell’amianto e la messa in sicurezza da crolli di solai e controsoffitti. Tuttavia, la criticità principale non risiede nella disponibilità teorica dei fondi ma nella concreta capacità attuativa degli enti territoriali.
La burocrazia, un freno locale
La Relazione della Corte dei Conti ha infatti portato alla luce un grave blocco burocratico e procedurale: la capacità di spesa effettiva si è fermata ad appena il 26%, lasciando congelati ben 2,3 miliardi di euro sotto forma di residui passivi all’interno del Fondo unico per l’edilizia scolastica.
L’ostacolo principale è stato individuato nella fase preliminare della progettazione: molti Comuni, in particolare quelli di minori dimensioni, non disponevano delle professionalità tecniche necessarie per redigere i progetti esecutivi e avviare i cantieri.
Per tentare di superare questo imbuto, il disegno di legge di Assestamento di Bilancio ha previsto l’erogazione di 167 milioni di euro di cassa destinati ai Comuni per coprire le sole spese di progettazione.
La tutela degli studenti resta così sospesa tra l’entità dei fondi e le lentezze burocratiche locali.
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