La spinta dei saggi del Pd per andare oltre il campo progressista
Il messaggio si fa filtrare con sempre maggiore insistenza, soprattutto in vista del vertice di oggi tra i leader di Pd, 5 Stelle e Avs
In un campo largo nel quale i punti di distanza sembrano diventati enormemente maggiori da quelli di convergenza, il lavoro di saggi e pontieri si è via via intensificato. Il tentativo è correggere una rotta considerata pericolosa prima che sia troppo tardi. Si spiega così l’attivismo di chi come Goffredo Bettini, ma anche Dario Franceschini e Luigi Zanda, ha definitivamente maturato la consapevolezza della necessità che il centrosinistra ritrovi la bussola. La serrata competizione nel campo progressista tra Elly Schlein e Giuseppe Conte per la leadership della coalizione che dovrà sfidare il centrodestra ha fatto emergere tutti i suoi limiti. In particolare quello relativo al rischio di mettere in piedi uno schieramento ad excludendum. Alcune accelerazioni e fughe in avanti, interpretate come il tentativo di dare le carte a un tavolo al quale chi siede conosce già le regole meticolosamente preconfezionate, vengono considerate controproducenti.
Il rischio di una strategia controproducente
Perché lette come funzionali a stringere il campo invece di allargarlo. Un errore fatale agli occhi di quegli influenti tessitori che considerano la necessità di fortificare rapporti e alleanze, di federare e di unire invece che dividere, come un valore della politica. Tanto più in un modello bipolare, rafforzato dalla nuova legge elettorale, che piaccia o meno, con il quale si è obbligatoriamente chiamati a fare i conti. Un contesto nel quale l’atteggiamento attendista, per non definirlo di chiusura, nei confronti dell’ala moderata di centrosinistra preoccupa e desta perplessità. Soprattutto perché quest’area centrista si riempie di un sempre maggior numero di attori. Dopo Progetto Civico di Alessandro Onorato, anche Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e di un nome di peso come quello di Franco Gabrielli ha fatto il suo ingresso sulla scena.
L’area centrista
Senza contare chi già è ben presente in questa galassia, su tutti Matteo Renzi che da tempo porta avanti la tesi per la quale senza il centro il campo largo è destinato a perdere. Stessa teoria che i fautori di una larga federazione di centrosinistra stanno riproponendo in questi giorni con parole leggermente differenti: la sinistra da sola non può vincere. Un messaggio che si fa filtrare con sempre maggiore insistenza, soprattutto in vista del primo vertice tra i leader del blocco progressista previsto per oggi. Tra i nodi sul tavolo il programma, le primarie e, ovviamente, la definizione delle alleanze. Punto che viene relegato a secondario dai numeri uno di Pd, 5 Stelle e Avs, ma che è invece considerato come quello principale dai padri nobili e dai grandi consiglieri in casa Pd.
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