Oggi il vertice dei leader del campo largo per accelerare sul programma
Nel centrosinistra si prova a stringere i tempi in vista delle possibili elezioni anticipate. Avs punta a chiudere il programma prima di Natale, mentre il Pd frena sulle date delle primarie. Resta il nodo dei centristi e delle divisioni sull’Ucraina
Il campo largo in formato ristretto accelera sul programma e sulle primarie. Le distanze tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein continuano però a pesare sul futuro della coalizione. La conference call dei quattro leader delle opposizioni, in programma per oggi, punta a definire una tabella di marcia per novembre. Un mese considerato decisivo per mettere in piedi lo schieramento alternativo a quello guidato da Giorgia Meloni.
Sul tavolo ci sono le priorità programmatiche, la scelta del candidato premier e il perimetro delle alleanze. La speranza di Avs è che il vertice non si riveli un semplice passaggio interlocutorio, ma che sia utile a pianificare le prossime settimane. L’obiettivo è arrivare a un programma condiviso entro dicembre. La base di partenza sarebbe rappresentata dai 21 punti della risoluzione unitaria delle opposizioni presentata in occasione del Documento di programmazione di finanza pubblica.
Un primo terreno comune sulle politiche economiche e sociali, dal quale partire per costruire una proposta di governo. Un programma da sottoporre agli elettori, soprattutto per quanto riguarda le primarie. Il Pd, tuttavia, invita alla prudenza. Fonti parlamentari dem smentiscono che sia stata individuata nel 14 marzo la data della consultazione e chiariscono che la riunione non sarà decisiva per quanto riguarda le decisioni da prendere.
Il rischio di elezioni anticipate
Insomma, prima ancora che il vertice si sia svolto, si rimanda ad altri appuntamenti. A rendere urgente un’accelerazione è però l’eventualità di elezioni anticipate. Ecco perché si ragiona sulla possibilità di completare il programma quanto prima per organizzare le primarie. Una corsa contro il tempo alimentata dai rumors che stanno circolando negli ultimi giorni: Giorgia Meloni, dopo l’approvazione della legge di Bilancio, potrebbe decidere di forzare la mano e puntare alle urne tra fine aprile e inizio maggio. In tal modo potrebbe sfruttare politicamente gli effetti della Manovra.
Davanti a questa eventualità, a premere sull’acceleratore è soprattutto Giuseppe Conte. Il presidente del Movimento 5 Stelle chiede alle opposizioni di non perdere altro tempo. Un pressing che contrasta con l’atteggiamento più prudente di Elly Schlein e alimenta interpretazioni differenti all’interno della coalizione. Secondo alcuni parlamentari, la segretaria dem preferirebbe rinviare le primarie per evitare una competizione dall’esito incerto e valorizzare il peso elettorale del Pd. Dall’altra parte, c’è chi osserva che anche Conte potrebbe trarre vantaggio dall’assenza di un programma definitivo. In particolare, il mancato accordo sull’Ucraina gli consentirebbe di mantenere la propria posizione contraria all’invio di armi a Kiev senza affrontare immediatamente uno scontro con gli alleati.
La vera sfida è trovare un accordo prima dei gazebo
Il vertice dei leader rappresenta dunque il primo banco di prova di una fase decisiva. La necessità è conciliare due esigenze: accelerare per non farsi trovare impreparati davanti a un’eventuale conclusione anticipata della legislatura e sciogliere le divergenze che continuano a dividere i partiti. La questione non riguarda soltanto la data delle primarie o il nome del candidato premier. Senza un’intesa sui temi più controversi, a cominciare dalla politica estera, anche la scelta della leadership rischia di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro. E se Conte vuole correre, Schlein preferisce consolidare il percorso. In quadro che consegna la difficoltà del centrosinistra di trasformare la solo apparente unità delle opposizioni in un progetto politico credibile.
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