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Elezioni midterm Usa 2026, democratici all’assalto del Congresso: sette Stati decisivi per il Senato

A pochi giorni dalle elezioni di metà mandato, la battaglia per il controllo del Congresso entra nel vivo. I repubblicani difendono una maggioranza di 53 seggi al Senato, ma i sondaggi segnalano sfide serrate anche nelle tradizionali roccaforti conservatrici

di Redazione -


Le elezioni di metà mandato del 2026 negli Usa si avvicinano e il controllo del Congresso è al centro di una battaglia politica che potrebbe cambiare gli equilibri della presidenza di Donald Trump. A meno di una settimana dal voto del 3 novembre, le rilevazioni e le analisi elettorali delineano una competizione particolarmente intensa: i democratici puntano a riconquistare la Camera dei Rappresentanti, mentre al Senato la partita resta aperta in diversi Stati, compresi alcuni tradizionalmente repubblicani.

Attualmente il Grand Old Party controlla il Senato con 53 seggi contro i 47 dell’opposizione. Per ribaltare la maggioranza, i democratici devono ottenere almeno altri quattro seggi. Un obiettivo complicato dalla geografia elettorale ma reso più accessibile dal crescente malcontento nei confronti dell’amministrazione Trump. Il Cook Political Report individua sette competizioni particolarmente incerte, mentre le medie dei sondaggi elaborate dal Washington Post registrano distacchi contenuti. Il quadro resta quindi fluido, anche perché in sei dei sette Stati più contesi Trump aveva vinto nel 2024.

La Carolina del Nord è il primo obiettivo democratico

La Carolina del Nord rappresenta una delle principali opportunità per i democratici di conquistare un seggio attualmente controllato dai repubblicani. L’ex governatore Roy Cooper affronta Michael Whatley in una competizione che i rilevamenti citati descrivono favorevole al candidato democratico. La sfida assume un’importanza particolare perché un’eventuale vittoria di Cooper consentirebbe ai democratici di ridurre il divario al Senato. Per completare la rimonta, tuttavia, servirebbero ulteriori successi negli altri Stati competitivi, senza perdere i seggi già detenuti.

Alaska e Iowa, due roccaforti repubblicane

In Alaska, l’ex deputata democratica Mary Peltola affronta il senatore repubblicano Dan Sullivan, in corsa per un terzo mandato. Il confronto è dominato dalle difficoltà economiche delle famiglie, aggravate dall’aumento dei prezzi del gasolio legato al conflitto con l’Iran. A complicare la competizione è la presenza sulla scheda di Daniel J. Sullivan Jr., insegnante in pensione. I repubblicani lo accusano di voler confondere gli elettori sfruttando l’omonimia con il senatore uscente, ma il candidato respinge l’accusa. Nel 2024 Trump aveva conquistato l’Alaska con 13 punti percentuali di vantaggio.

Situazione delicata anche in Iowa, dove la repubblicana Ashley Hinson sfida il democratico Josh Turek. Entrambi cercano di presentarsi come candidati autonomi rispetto alle rispettive leadership nazionali.

Kansas, una sfida che rompe gli equilibri storici

Il Kansas è diventato uno dei casi più interessanti di queste elezioni americane. Nessun democratico conquista un seggio al Senato nello Stato dal 1932, ma i sondaggi descrivono una competizione serrata tra il repubblicano Roger Marshall e il competitor Adam Hamilton.

La competizione ha spinto il Partito Repubblicano a trasferire risorse dalla Carolina del Nord per sostenere Marshall. Un segnale dell’attenzione riservata a uno Stato dove Trump aveva vinto nel 2024 con 16 punti di vantaggio.

Maine e Michigan, due battaglie cruciali per il Senato

Nel Maine, la senatrice repubblicana Susan Collins cerca il sesto mandato contro il democratico progressista Troy Jackson, entrato in corsa dopo il ritiro di Graham Platner, travolto da accuse di violenza sessuale.

In Michigan, invece, i repubblicani tentano di conquistare un seggio democratico. Il progressista Abdul El-Sayed, vincitore delle primarie di agosto, affronta l’ex deputato repubblicano Mike Rogers.

La competizione ha richiamato nello Stato sia Trump sia Barack Obama.

Ohio e Texas, campagne milionarie per conquistare il Senato

In Ohio, il democratico Sherrod Brown tenta di tornare al Senato dopo la sconfitta del 2024. Il suo avversario è il repubblicano Jon Husted, nominato per sostituire JD Vance dopo l’elezione di quest’ultimo alla vicepresidenza.

La campagna ha già superato i 360 milioni di dollari di spesa complessiva. Brown attacca Husted sul sostegno alla costruzione di data center, mentre il repubblicano insiste sulla lunga carriera politica dell’avversario. Chi vincerà dovrà tornare alle urne nel 2028 per concorrere a un mandato completo.

Ancora più simbolica la sfida in Texas, dove i democratici non conquistano un seggio al Senato dal 1988. Il candidato James Talarico affronta il procuratore generale repubblicano Ken Paxton, reduce da una competizione interna nella quale ha superato il senatore uscente John Cornyn.

I repubblicani hanno investito circa 300 milioni di dollari nella difesa del seggio. Talarico concentra gli attacchi sulle controversie che hanno coinvolto Paxton, mentre il candidato repubblicano critica le posizioni dell’avversario sulle politiche climatiche e sulla riduzione del consumo di carne.

Un ruolo importante potrebbe essere giocato dall’elettorato latino, che aveva contribuito alla vittoria di Trump nel 2024. Le operazioni dell’agenzia federale per l’immigrazione, l’Ice, sono diventate uno dei principali temi di confronto.

Il 3 novembre un voto decisivo per Trump

Il risultato delle elezioni di metà mandato del 3 novembre determinerà gli equilibri politici degli ultimi due anni della presidenza Trump. Un eventuale cambiamento della maggioranza alla Camera o al Senato potrebbe incidere sull’approvazione delle leggi, sulla politica economica e sulla capacità del Congresso di esercitare il controllo sull’amministrazione.

Le rilevazioni mostrano gap contenuti anche in Stati dove i repubblicani avevano ottenuto ampi margini nel 2024. L’esito del voto resta quindi aperto e la distribuzione dei seggi sarà determinante per stabilire chi controllerà il prossimo Congresso.

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