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Attualità

La tassa sul Cloud, le imprese contro il ministro Giuli

Nella vicenda, il paradosso della Siae "controllore e beneficiario"

di Dave Hill Cirio -


Tassa sul Cloud, le imprese a muso duro contro il ministro Giuli. Mentre l’Italia affronta l’ultimo miglio del Pnrr, una frattura profonda continua a consumarsi nel cuore della strategia per la transizione digitale del Paese.

La tassa sul Cloud

Al centro della contesa, giunta a un punto di non ritorno, l’estensione dell’equo compenso per copia privata ai servizi di memorizzazione in Cloud. Una misura che vede schierati su fronti opposti il ministero della Cultura e la Siae da una parte, e le principali sigle del mondo Confindustria e Confcommercio dall’altra.

La vicenda affonda le radici nella revisione delle tariffe per l’equo compenso, il prelievo applicato sui dispositivi dotati di memoria (smartphone, tablet, hard disk) per remunerare gli autori e i titolari di diritti per la possibilità, concessa ai privati, di effettuare copie di opere protette.

La vera rivoluzione – o, secondo le imprese, il vero azzardo – con l’inclusione degli spazi di archiviazione remota, il Cloud, nel perimetro di tassazione.

La vicenda, un crescendo di tensione

Nelle tappe della vicenda, un crescendo di tensione, dalle prime bozze ministeriali fino alla firma del decreto. Poi, la mobilitazione delle imprese ha raggiunto il suo apice con la decisione di un ricorso collettivo al Tar. Le sigle associative AIIP, Andec, Anitec-Assinform, Asmi e Assintel hanno espresso un parere unanime e durissimo.

Secondo il fronte delle imprese, l’estensione dell’equo compenso al Cloud rappresenta una “doppia imposizione” ingiustificata. E sottolineano come il prelievo gravi su servizi che gli utenti utilizzano già pagando un compenso sui dispositivi fisici di accesso. infine, “marcano” un controsenso.

In un momento in cui l’Italia investe oltre 6 miliardi di euro per la migrazione al cloud della Pa e delle pmi, l’introduzione di nuovi oneri è un paradosso che rischia di rallentare l’adozione tecnologica. Sul fronte opposto, dalle stanze del ministero guidato da Alesandro Giuli, la difesa della misura come un atto di equità necessario per proteggere la filiera creativa italiana. Se la copia privata si sposta dal supporto fisico al Cloud – la tesi -, anche il compenso deve seguire lo stesso percorso per non lasciare privi di tutela migliaia di autori.

In questo scenario la Siae, vero e proprio braccio operativo della “lobby della cultura”

L’intera vicenda – L’identità lo ha già scritto – ripropone in ogni caso un ripiegamento “tecnico” su posizioni da sempre affermate in Italia e al cui centro c’è sempre la Siae. Le sigle associative denunciano da tempo un’anomalia nel processo decisionale: la Siae, principale beneficiario esterno dei proventi (trattenendo circa il 10% come aggio per l’attività di riscossione e ripartizione), permanentemente siede al tavolo tecnico del ministero della Cultura che determina le tariffe.

Le imprese parlano di un “meccanismo autoreferenziale” in cui chi incassa i fondi partecipa attivamente alla definizione dell’ammontare del prelievo. Un ruolo ibrido di controllore e beneficiario che mina l’imparzialità dei decreti, portando a tariffe che non riflettono l’effettivo calo dei costi tecnologici ma mirano a compensare le perdite di fatturato della “lobby della cultura” tradizionale. Il ricorso al Tar annunciato dalle associazioni, l’ultimo atto di una battaglia che non è solo economica, ma identitaria.


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