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Esteri

L’intesa politica tra Trump e i leader regionali aggira i limiti costituzionali a tutela della sovranità nazionale

Il Sudamerica diventa un nuovo fronte terrestre

di Cinzia Rolli -


DALLA NOSTRA INVIATA

A un anno dall’inizio dei bombardamenti statunitensi contro le imbarcazioni sospettate di narcotraffico nei Caraibi e nel Pacifico, costati la vita a centinaia di persone, l’amministrazione Trump punta ora a estendere questa campagna militare (Operation Southern Spear) anche sulla terraferma, negoziando accordi per schierare le proprie truppe direttamente nel territorio dei paesi alleati dell’America Latina.

Le operazioni militari congiunte

La scorsa settimana durante una visita a Panama il segretario alla difesa del Presidente Trump, Pete Hegseth, ha annunciato che Colombia, Guatemala e Honduras hanno dato il permesso agli Stati Uniti di condurre operazioni militari congiunte contro gruppi criminali sul loro territorio, seguendo l’esempio dell’Ecuador che a marzo aveva avviato missioni simili con l’America.  Il Guatemala tuttavia ha negato di aver raggiunto un accordo di questo contenuto.

“Sarà proprio come quello che abbiamo visto con gli attacchi alle imbarcazioni dei narcotrafficanti: produrremo lo stesso effetto sulla terraferma”, ha dichiarato il Segretario della Difesa Pete Hegseth durante un’esercitazione militare nella giungla di Panama. “Per questo stiamo collaborando con l’Ecuador, con la Colombia e con i nostri partner regionali, così da portare direttamente sul territorio la lotta contro le organizzazioni designate come terroristiche”.

Donald Trump e la nuova campagna

Questa espansione strategica segna una nuova fase nella campagna dell’amministrazione Trump, mirata a fare pressione sui governi dell’America Latina affinché si allineino alle priorità di sicurezza di Washington e ad affermare quella che la Casa Bianca definisce la “supremazia americana” sull’emisfero occidentale.

Ovunque traffichiate droga o minacciate il popolo americano o i nostri partner sarete un bersaglio, proprio come l’Isis o al -Qaeda”, ha dichiarato Hegseth, equiparando i narcotrafficanti ai gruppi estremisti islamici che hanno minacciato la sicurezza nazionale degli Stati Uniti per decenni.

L’esercito statunitense opera in America Latina da generazioni, fornendo agli alleati armi, informazioni e addestramento per combattere il narcotraffico.

L’ amministrazione Trump ha designato 20 gruppi criminali latinoamericani come organizzazioni terroristiche straniere, ha inviato forze statunitensi in Venezuela per catturarne il presidente e ha coinvolto agenti della CIA in operazioni contro laboratori di droga in Messico.  Ha ucciso più di 200 persone in oltre 60 attacchi con imbarcazioni nei Caraibi e nel Pacifico orientale, a volte sollevando dubbi sulla legalità di tali offensive.

“Le operazioni di combattimento prolungate degli Stati Uniti insieme alle forze locali sono nuove e differenti”, ha affermato William LeoGrande, specialista di America Latina presso l’American University, “e mettono alla prova le profonde sensibilità in materia di sovranità nazionale e presenza di truppe statunitensi”.

LeoGrande evidenzia in poche parole il fatto che l’impiego diretto di soldati americani sul campo stravolge in qualche modo l’approccio tradizionale, storicamente limitato al supporto d’intelligence, all’addestramento e alla vendita di armi.

Questa svolta rischia di risvegliare l’antico risentimento dell’America Latina nei confronti dell’ingerenza militare di Washington. In Colombia, dopo un letale attacco con droni sferrato dall’ELN, Esercito di Liberazione Nazionale, il leader de la Espriella ha promesso una risposta durissima contro i ribelli.

Nel frattempo, l’Ecuador è diventato l’emblema del nuovo e diretto interventismo militare degli Stati Uniti nella regione. Washington e Quito stanno conducendo raid terrestri congiunti anticrimine, superando il divieto alle basi straniere votato dai cittadini ecuadoriani nel referendum di novembre 2025.

Le polemiche

L’efficacia di questa strategia è però al centro delle polemiche: un’inchiesta del New York Times ha rivelato che un recente blitz, spacciato per un attacco a un laboratorio della droga, ha in realtà distrutto un innocuo allevamento di bestiame. Nonostante i dubbi, la linea dura e i patti militari,  gli USA godono del pieno sostegno dei leader conservatori della regione, stretti alleati ideologici di Donald Trump.

Il dilemma per l’America Latina è dunque il seguente: accettare il pesante scudo militare di Washington per arginare la violenza o difendere a ogni costo una sovranità nazionale sempre più fragile.

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