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Attualità

Le cronache di polizia non diventino un manifesto referendario

di Giuseppe Tiani -


C’è un momento in cui la politica smette di pensare e usa il dolore, la paura, perfino le divise. È la fase più bassa della vita pubblica, quando la cronaca diventa bandiera e la giustizia diventa materiale da propaganda. La vicenda di Rogoredo, grave e giudiziariamente complessa, è stata trascinata nel dibattito sul cosiddetto scudo penale e piegata alla campagna referendaria sulla giustizia.

Rogoredo, una vicenda giudiziaria non manifesto referendario

È una saldatura artificiale. Rogoredo è una vicenda giudiziaria, non il manifesto di un partito. Parleranno gli atti. Se le accuse reggeranno al dibattimento, la sentenza dirà se ci siamo trovati davanti a un poliziotto infedele che ha oltrepassato la legalità, penale e deontologica. Le responsabilità individuali vanno accertate e sanzionate per chiunque, anche quando si indossa un’uniforme. L’affidabilità e la credibilità della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri non si difendono coprendo chi sbaglia, ma pretendendo regole chiare, controlli effettivi, formazione adeguata e tutele certe. Se un appartenente tradisce, è la divisa che lo respinge.

Anche la magistratura va sottratta alle caricature. Il pubblico ministero indaga e contesta, è la sua funzione. Risponde alla legge e ai controlli previsti dall’ordinamento. Delegittimarlo per riflesso della battaglia politica sul referendum può indebolire un pilastro dello Stato di diritto. Altro è il tema dell’assetto ordinamentale e della separazione delle funzioni tra giudici e pubblici ministeri. Winston Churchill ricordava che la democrazia è la peggior forma di governo eccezion fatta per tutte le altre. È un monito a migliorare le istituzioni, non a demolirle. La giurisdizione appartiene allo Stato, non alle fazioni, e va rispettata anche quando le decisioni sono scomode, purché siano ancorate al diritto e al libero convincimento del giudice, non ad altro.

Il pacchetto sicurezza

La sicurezza non è un hashtag e la giustizia non è materia da cabaret. Così come il pacchetto sicurezza nasce da criticità reali. Alcune misure, dall’immediato riconoscimento delle scriminanti alla tutela legale fino alle body cam, sono state rivendicate anche dal SIAP. Tuttavia, una riforma che incide su garanzie e tempi delle indagini non può essere giustificata o demolita con la cronaca del giorno. Una norma generale non nasce per un caso particolare e un singolo caso non può diventare il tribunale simbolico di una legge che il Parlamento discuterà e potrà modificare. Lo scudo che tale non è, perché nessuna democrazia prevede immunità preventive o scorciatoie giudiziarie. Se fosse scivolato verso una protezione automatica, avrebbe potuto incrinare il delicato equilibrio tra poteri. La tutela riguarda invece tempi certi e copertura delle spese legali.

Proteggere chi serve lo Stato non significa creare immunità di fatto. Il prefetto Antonio Manganelli ricordava che la sicurezza è un bene pubblico che si costruisce insieme ai cittadini nel rispetto rigoroso della legge. Sicurezza e legalità sono un binomio inscindibile, e la legislazione emotiva può produrre cattive norme. Il referendum è altra materia, riguarda l’assetto della giurisdizione tra giudici e pubblici ministeri, e non l’esito di un’indagine. Trasformare Rogoredo in argomento referendario significa confondere il sentimento con l’architettura costituzionale. La confusione dei piani può delegittimare le forze di polizia, può delegittimare la magistratura, può spaventare il cittadino. Quando divise e toghe diventano armi retoriche della politica, la fiducia si incrina e senza fiducia sicurezza e giustizia si indeboliscono.

Il Governo ha il diritto e il dovere di governare e deve rispondere nelle sedi democratiche all’opposizione. Le riforme si discutono e si migliorano, non possono piegarsi all’emozione o all’istinto. Martin Luther King ricordava che la legge e l’ordine esistono per stabilire la giustizia e quando falliscono diventano barriere contro il progresso. Rogoredo merita verità giudiziaria senza sconti e senza linciaggi. Le forze di polizia meritano tutele e regole chiare. La magistratura merita rispetto. Governo e Parlamento devono essere autonomi nelle scelte attraverso il confronto rigoroso. Negli Stati maturi la giustizia si accerta nei tribunali e la sicurezza si costruisce con leggi ponderate. Il resto rischia di diventare propaganda che può lasciare macerie tossiche difficili da ricomporre.


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