Legge elettorale, inizia alla Camera la prova più difficile
L’8 ottobre il voto finale. Un passaggio decisivo non soltanto per il destino della legge elettorale. Dopo lo scivolone di luglio, il voto finale rappresenterà anche un test parlamentare sulla compattezza della maggioranza
La nuova legge elettorale torna alla Camera e per la maggioranza comincia probabilmente il passaggio più delicato dell’intera riforma. A Montecitorio si lavora, infatti, all’ultimo step per l’approvazione definitiva della riforma. Il campo di gioco è però lo stesso sul quale, nel corso della prima lettura, la maggioranza era andata sotto sul nodo delle preferenze. L’inciampo è stato sanato durante l’ter del provvedimento al Senato, ma la ferita ancora brucia. Anche perché il centrodestra è chiamato a dimostrare ancora una volta la ritrovata compattezza. Che molto probabilmente, sarà nuovamente messa alla prova da un voto segreto, quello utile a mettere un punto definitivo al percorso della riforma, l’ultimo.
Il calendario della riforma
Oggi la legge elettorale torna in aula alla Camera per la discussione generale. Solo domani di entrerà nel vivo delle votazioni. Ma la data cerchiata in rosso resta quella dell’8 ottobre, quando è atteso il voto finale. Probabilmente dopo che l’emiciclo di Montecitorio si sarà espresso sulla fiducia posta dal governo, che sembra sempre più probabile. Il messaggio rimarcato da Palazzo Chigi è infatti chiaro: o la riforma passa oppure tutti a casa. In maggioranza prevale un cauto ottimismo, accompagnato però dalla consapevolezza che i numeri dovranno essere verificati fino all’ultimo. Anche perché il precedente di luglio pesa e questa volta il passaggio assume inevitabilmente un significato politico ancora maggiore. Motivo per il quale è annunciata la presenza in aula della stessa Giorgia Meloni.
Cosa prevede la riforma
Il nuovo sistema è proporzionale con un premio di governabilità, pari a 70 deputati e 35 senatori, attribuito alla lista o coalizione che supera il 42% dei voti, a condizione che lo stesso schieramento raggiunga la soglia in entrambi i rami del Parlamento. Il tetto massimo per la maggioranza è comunque fissato a 220 deputati e 113 senatori. Sulle preferenze, il compromesso raggiunto al Senato mantiene i capilista bloccati e consente di indicare fino a tre nomi, con meccanismi di alternanza di genere. Il nodo più complesso e quello che fa maggiormente storcere il naso. A rendere ancora più acceso il confronto è soprattutto la stretta sulle firme necessarie per presentare le liste. Per le formazioni non rappresentate in Parlamento si passa da 1.500 a 6mila sottoscrizioni per collegio, una previsione che le opposizioni considerano una barriera all’accesso alla competizione elettorale.
I possibili scenari
Ma al di là del merito della riforma, a Montecitorio peseranno soprattutto i numeri. Nei corridoi della Camera circolano scenari che vanno dall’approvazione senza scosse fino all’ipotesi di un nuovo incidente parlamentare. Il voto segreto alimenta inevitabilmente l’incognita dei franchi tiratori. Negli ambienti dell’opposizione sono circolate anche indiscrezioni su possibili dissidenti organizzati all’interno di Fratelli d’Italia per provocare una crisi e accelerare il ritorno alle urne, ricostruzioni smentite dai diretti interessati. L’8 ottobre sarà quindi un passaggio decisivo non soltanto per il destino della legge elettorale. Dopo lo scivolone di luglio, il voto finale rappresenterà anche un test parlamentare sulla compattezza della maggioranza. E da questo dipenderà anche la tenuta del governo e l’eventualità di elezioni anticipate. Con il vecchio sistema.
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