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Economia

L’Ue teme un inverno difficile per l’aumento dei prezzi dell’energia

Secondo le stime, la crisi iraniana è già costata all’Europa oltre 100 miliardi di euro in maggiori spese per l’energia, senza che si sia registrato un aumento dei volumi importati di petrolio e gas

di Redazione -


Nessun rischio immediato per le forniture di gas e petrolio, ma l’aumento dei prezzi dell’energia fa temere a Bruxelles un inverno difficile per famiglie e imprese. A quattro anni dalla crisi energetica del 2022, l’Unione europea torna a fare i conti con la vulnerabilità del continente alle oscillazioni dei mercati internazionali, questa volta aggravate dalla crisi iraniana. L’allarme è arrivato da Dublino, al termine del confronto informale tra i ministri europei dell’Energia. “Non c’è dubbio che ci stiamo avvicinando a un inverno che sarà impegnativo sul lato dei prezzi”, ha avvertito il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen.

La crisi iraniana

La principale incognita riguarda dunque i prezzi. Secondo le stime, la crisi iraniana è già costata all’Europa oltre 100 miliardi di euro in maggiori spese per l’energia, senza che si sia registrato un aumento dei volumi importati di petrolio e gas. Bruxelles torna così a mettere nel mirino quella che considera l’eccessiva dipendenza fossile dell’Europa. L’indicazione rivolta alle capitali è utilizzare gli spazi concessi dalla flessibilità fiscale per accelerare gli investimenti nell’energia e nella transizione verde, evitando invece di destinare nuove risorse pubbliche al sostegno dei combustibili fossili. Allo stesso tempo, però, la Commissione si prepara a concedere maggiore flessibilità. Tra le ipotesi c’è il rinvio di un anno, fino al 2028, dell’entrata in vigore di alcuni vincoli sulle importazioni di greggio, gas naturale e carbone collegati alla riduzione delle emissioni di metano. Una richiesta avanzata da mesi dall’industria e sostenuta anche da diversi governi, tra cui quello italiano.

Benzina, diesel e jet fuel sotto osservazione

L’attenzione si concentra anche sul mercato dei carburanti. Gli approvvigionamenti restano al momento stabili, ma i prezzi di diesel e jet fuel sono elevati e le scorte nel grande polo Amsterdam-Rotterdam-Anversa risultano inferiori alla media degli ultimi cinque anni. Una situazione che potrebbe avere conseguenze non soltanto sul trasporto aereo, ma anche su quello stradale. A complicare lo scenario ci sono inoltre le minacce del presidente americano Donald Trump di bloccare le esportazioni di diesel verso l’Europa. Bruxelles sta quindi valutando interventi per sostenere la disponibilità dei carburanti e limitarne l’impatto economico. Dopo i tetti ai prezzi introdotti in Italia da Eni, IP e Q8, la Commissione ha inoltre ricordato che l’Antitrust europeo monitora costantemente i mercati dell’energia per individuare eventuali comportamenti anticoncorrenziali a danno dei consumatori.


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