L’uomo, la tecnica e il mistero. Leone XIV rilancia la sfida dell’umanesimo cristiano
All'udienza generale il Papa richiama la Gaudium et spes e indica nel venerabile Fulton Sheen un modello nell'era dei media
Nel cuore di piazza San Pietro, davanti ai fedeli riuniti per l’udienza generale, Papa Leone XIV ha affrontato il rapporto tra progresso tecnico‑scientifico e fede cristiana. Uno dei nodi più delicati del pensiero contemporaneo. Una relazione che, secondo il Pontefice, alcuni pensatori hanno distorto, presentando l’avanzamento della scienza come un fattore che indebolisce la relazione con Dio, fino a renderla superflua o addirittura antagonista. Una lettura che, ha osservato, ha modificato profondamente lo sguardo dell’uomo sul mondo rispetto alle epoche precedenti.
La negazione della trascendenza della persona umana
Il Papa ha denunciato con chiarezza il pregiudizio che si è radicato in una parte della cultura occidentale ormai distante dalla Rivelazione cristiana. Negli umanesimi post‑cristiani, ha spiegato, l’essere umano e Dio vengono descritti come rivali, e la libertà dell’uomo come un processo di emancipazione dal Creatore. Ma questa emancipazione, ha ammonito, finisce per negare proprio ciò che pretende di difendere, ovvero la trascendenza della persona umana. È il “dramma dell’umanesimo ateo”, concetto che il Santo Padre ha attribuito alla lucida analisi di Henri de Lubac, uno dei grandi teologi del Concilio Vaticano II.
L’attività umana come partecipazione al disegno di Dio
Per rispondere a questa deriva, il Papa ha richiamato la Gaudium et spes, la grande Costituzione pastorale del Concilio. Il testo afferma che l’attività umana, individuale e collettiva, “corrisponde alle intenzioni di Dio”. Un’affermazione che ribalta la logica del conflitto tra creatura e Creatore. I cristiani, ricorda il documento, non contrappongono i frutti dell’ingegno umano alla potenza divina, perché le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e del suo disegno.
Leone XIV ha insistito su questo punto. Dio affida all’uomo un creato in cammino, da condurre a compimento attraverso un’opera saggia e responsabile. Ma il progresso, ha aggiunto, non è automaticamente umano. Per diventare autentico progresso dell’uomo e per l’uomo, la tecnica e la scienza devono essere animate dalla carità. Solo così possono difendere la dignità della persona e migliorare le condizioni di vita di tutti, soprattutto dei più vulnerabili. Il Papa ha ricordato che il Concilio invita a condividere “il pane del sapere e del saper‑fare”, affinché ogni popolo possa sviluppare le proprie potenzialità e costruire, con l’aiuto divino, un futuro più giusto.
Fulton Sheen, il vescovo dei media che parla al presente digitale
Nel finale dell’udienza, il Pontefice ha rivolto lo sguardo a un testimone del Novecento che torna oggi di sorprendente attualità, il venerabile Fulton Sheen, che sarà beatificato domani nel Missouri. Vescovo, comunicatore, volto noto della radio e della televisione americane, Sheen è stato un pioniere dell’evangelizzazione attraverso i media. Il Papa ha auspicato che il suo esempio ispiri molti a trovare nuovi linguaggi e nuovi strumenti per annunciare il Vangelo con entusiasmo e creatività.
Il richiamo a Sheen è un’indicazione strategica. Se la tecnica cambia il modo di percepire il mondo, la Chiesa deve imparare a parlare dentro questo cambiamento, senza cedere né alla fascinazione né al rifiuto. È in questo equilibrio, tra scienza che avanza e fede che interroga, che Leone XIV colloca la missione dei cristiani nel XXI secolo.
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