L’eresia politica di Trump e Rubio: trattare il Papa come un capo di governo
Accusare il Pontefice di “ritenere giusto” che l’Iran possieda l’arma nucleare è una distorsione, una mistificazione pericolosa. Trump, ancora una volta oltrepassa una linea di non ritorno scegliendo come bersaglio Papa Leone XIV e trasformando un tema complesso come la pace in Medio Oriente in un’arma retorica da propaganda elettorale.
La Santa Sede, storicamente, ha sempre sostenuto il disarmo ma nella grammatica trumpiana la realtà è un dettaglio sacrificabile. Vi è poi un elemento che rende ancor più grottesca la vicenda: la sistematica riduzione del Pontefice a un attore politico. Trump lo fa per convenienza e lo stesso Marco Rubio – peraltro cattolico di nascita – ieri a Roma per un incontro con Papa Prevost in Vaticano, si muove sullo stesso piano, trattando il Papa come un interlocutore paragonabile ad un capo di governo come gli altri.
È un errore di categoria prima ancora che diplomatico: non c’è bisogno di una laurea in teologia alla Pontificia Università Gregoriana per comprendere che Sua Santità non è un politico. Non lo è per funzione, né per natura del suo potere. Se proprio si vuole usare una categoria terrena, è più corretto definirlo un sovrano: lo Stato della Città del Vaticano è una monarchia assoluta di origine teocratica. Ma anche questa definizione è parziale perché quel potere non nasce dal consenso elettorale: discende da un’autorità spirituale che, per i credenti, ha radice trascendente.
Ridurlo a leader politico significa non comprenderne – o fingere di non comprenderne – la natura. Il punto non è la divergenza di vedute tra Washington e il Vaticano ma il metodo. Trump non contesta, delegittima, inserendo il Papa in una narrazione binaria: da una parte la sicurezza mondiale, dall’altra un presunto pacifismo “irresponsabile”. La replica di Leone XIV – “annuncio la pace, chi mi critica per questo lo faccia” – è una risposta potentissima e riporta il dibattito su un piano che Trump fatica a frequentare: quello della responsabilità globale.
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