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Sociale

L’Europa al bivio di dublinanti​. Quando la solidarietà cede il passo all’identità nazionale

di Alessandro Scipioni -


La questione dei cosiddetti dublinanti, i richiedenti asilo che, giunti in Europa attraverso i paesi di primo approdo, proseguono il loro viaggio verso il Nord, sta scuotendo profondamente le fondamenta di un’Unione Europea che fatica a trovare un equilibrio tra la rigidità burocratica e il principio di solidarietà.

Con il blocco dei trasferimenti verso l’Italia registrato negli ultimi anni e la successiva ripresa delle richieste di riammissione, si è aperta una crepa insanabile nel sistema di gestione comune, evidenziando come i temi storicamente cari alla destra siano ormai penetrati nel cuore delle società socialdemocratiche e progressiste del Nord Europa.

 Dublinanti: la sfida sistemica

In Germania, ad esempio, l’ascesa di Alternative fur Deutschland rappresenta una sfida sistemica alla tenuta dell’intero sistema politico. Sebbene la CDU mantenga una posizione dominante e possa teoricamente governare alleandosi, la necessità di arginare l’emorragia di consensi costringe i partiti di governo ad adottare posture sempre più intransigenti sull’immigrazione, rendendo politicamente insostenibile l’accettazione di migranti in arrivo dai confini meridionali.

Una dinamica analoga si osserva in Francia, dove il modello di integrazione attraversa una crisi profonda e un elettorato fortemente legato a una gloriosa tradizione di orgoglio nazionale si ribella a quella che percepisce come una perdita di identità. La pressione per mostrare un atteggiamento inflessibile sui confini è vitale per i partiti di governo per evitare che l’ascesa della destra radicale diventi inarrestabile. Tutto ciò si ripercuote rovinosamente sul principio di solidarietà comunitaria, rivelando l’assurdità di pretendere che il primo paese d’approdo si faccia carico di tutte le responsabilità in un’Europa che vorrebbe essere unita ma che finisce per scaricare sistematicamente il peso sugli Stati mediterranei.

Di fronte a questo scenario, invocare una maggiore integrazione senza una reale condivisione degli oneri appare ipocrita, rendendo urgente una risposta corale che preveda, ad esempio, il pattugliamento e la gestione congiunta delle frontiere marittime nel Mediterraneo da parte di tutti i paesi membri, affinché la difesa dei confini europei cessi di essere un problema esclusivo dei singoli Stati costieri.

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