In attesa della tregua energetica, Meloni chiede riforme strutturali all'Ue ma arriva l'allarme Istat sui salari
Dateci tregua. Energetica, magari. La gelata dell’Istat sulle retribuzioni si abbatte come un fulmine sullo zang-tumb-tumb che fa ballare il mondo. La risalita del potere d’acquisto dei salari, ha detto l’Istat, s’è fermata. In compenso (affare magrissimo) è risalita l’inflazione. C’è poco da fare. L’energia è il problema. Oggi più che mai. E Meloni, agli imprenditori di Assolombarda, lo ha detto chiaro e tondo. “Serve un deciso cambio di passo”, ha tuonato.
Lo switch
Ha detto che al momento si riesce solo a gestire l’emergenza (costata 60 miliardi tra tagli alle accise, eliminazione del bollo e altre misure), nonostante tutto quanto è stato fatto per aumentare la produzione nazionale. Ha fatto riferimento al nucleare, sottolineando che la produzione si avvierà “entro il prossimo decennio”. “Ma in Italia le strategie non fanno notizia”. Ha attaccato sugli Ets, strappando applausi agli industriali e quindi ha bussato a Bruxelles: “In tema di energia, una parte significativa della materia non si risolve a livello nazionale, E noi possiamo introdurre in Italia tutte le misure che vogliamo, anche le più efficaci, anche le più penetranti, ma rischiamo di non raggiungere comunque lo scopo se parallelamente non c’è su questo fronte un deciso cambio di passo anche in Europa”.
Bisogna cambiare, anche in Europa
Ecco. Lo switch serve “anche in Europa”. Quello che serve, per dirla semplice, è un cambio di passo. Lo switch, però, deve essere pure culturale. Gli industriali sono stufi di dover fare i conti con sanzioni, guerre e contrapposizioni che pagano in bolletta. Il capo di Confindustria, Emanuele Orsini, ha detto chiaramente che l’energia è tema legato alla competitività e non all’ideologia. Parole, queste, in risposta a chi gli chiedeva di un eventuale ritorno al gas russo. La Russia torna sempre, altroché. Con l’intesa tra Donald Trump e Vladimir Putin c’è chi ci scherza: gli Usa venderanno all’Europa il diesel russo che con tanta dedizione (e altrettanta spesa) Bruxelles s’era impegnata ad abbondare. Di fronte a questo (presunto) schiaffo, ne arriva un altro vero. Quello della tregua energetica.
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Dateci tregua (energetica)
C’è o no? Gli Usa l’hanno annunciata, la stanno portando avanti insieme alle trattative e dando un colpo a Kiev e l’altro a Mosca. Pure l’America ha bisogno di respirare perché, sebbene i prezzi restino di gran lunga più bassi rispetto ai nostri, l’aumento che si registra alla pompa sta comportando troppi problemi, economici ma soprattutto politici (ed elettorali) allo stesso Trump. L’Ue, però, non sembra per niente galvanizzata dalla prospettiva. Merz ha detto che bisogna andare “avanti con le sanzioni”, la Francia si aggrappa alla “vera” tregua energetica che naturalmente non è quella annunciata da Washington. In mezzo le parole di Zelensky, che denuncia di aver subito sei attacchi alle raffinerie e di essere pronto a rilanciare offensive e ritorsioni anche per l’inverno. Sarà, ma intanto al Ttf di Amsterdam il gnl è già schizzato a oltre 83 euro al mwh. Nel frattempo, anche il petrolio riprende la corsa: il brent supera i 103 dollari al barile (dopo aver aperto a 104) e il Wti continua a oscillare sopra la soglia dei 90 verdoni.
Riyadh sfida l’Iran e così vuole aggirare Hormuz
A proposito di petrolio, c’è l’altra guerra. Dove non si lavora a tregue energetiche ma a ben altro. L’Arabia Saudita lancia la sfida, anzi la madre di tutte le sfide. Naturalmente all’Iran. L’obiettivo è creare l’alternativa all’equilibrio attuale che passa per il progetto di potenziare l’oleodotto Est-Ovest. Così da aggirare così il collo di bottiglia, minato (e non solo in senso fisico) dello Stretto di Hormuz. il ministro dell’Energia saudita, Abdulaziz bin Salman, ha spiegato: “Stiamo potenziando la stazione di pompaggio dell’oleodotto Est-Ovest e prevediamo di raggiungere una capacità di 10 milioni di barili di petrolio entro i prossimi due o tre anni”.
“Non c’è futuro energetico senza sicurezza”
E quindi ha aggiunto: “Non può esserci un futuro energetico per tutti senza sicurezza energetica per tutti. La sicurezza energetica e la transizione energetica devono procedere di pari passo. La sicurezza consente alla transizione di mantenere costi accessibili, favorisce il sostegno pubblico e gli investimenti, e abilita progressi su larga scala e la resilienza necessaria a proteggere tali progressi da eventuali shock”. Che lezione, per inciso, all’Ue che ha sempre messo in contrapposizione fossile e rinnovabili. Intanto, però, la crisi la pagano i cittadini.
La gelata Istat: allarme sui salari
L’Istat ha gelato (di nuovo) il governo: s’è fermato il recupero di potere d’acquisto delle retribuzioni a causa dell’inflazione scatenata dagli aumenti energetici. Altro che chiacchiere e distinguo: “Nel secondo trimestre dell’anno la fase di recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi – ininterrotta dal quarto trimestre 2023 al primo 2026 – si è arrestata”, ha detto Francesco Maria Chelli nell’audizione sul Dfpf. La tregua energetica servirebbe sì, ma alle famiglie.