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Il PD senza offerte, Romeo senza acquirenti. L’Unità resta sospesa nel limbo

Continua la telenovela del quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924. Tra offerte non pervenute e comunicati stampa farlocchi

di Andrea Fiore -


Secondo le ultime dichiarazioni di Romeo Editore, attuale proprietario della testata che per decenni fu la voce del Partito Comunista Italiano, il Partito Democratico non avrebbe mai presentato una proposta concreta per l’acquisto del giornale. Una situazione paradossale: i vertici del PD sembravano convinti che bastasse essere gli eredi — per quanto sfilacciati — del vecchio PCI per godere di una sorta di diritto naturale di prelazione, e magari dettare anche le condizioni della compravendita.

Romeo, dal canto suo, sostiene di aver tentato davvero di avviare una trattativa. Rivendica di aver “tenuto in vita un paziente in fin di vita” e di voler mantenere solo una quota non significativa delle azioni. Ma da via delle Fratte si ribatte che, nonostante un anno di contatti, non è mai arrivata una proposta reale sul tavolo.

Così, mentre tutto procede a rilento, Romeo rimette ufficialmente sul mercato la testata. Dice di volerla custodire, per rispetto della sua storia, finché non matureranno condizioni migliori o non si presenteranno nuovi acquirenti.

Nel frattempo, la storia proprietaria del giornale resta un pendolo che oscilla tra crisi e resurrezioni: dal controllo diretto del PCI fino al 1991, al passaggio al PDS e ai DS; dalla gestione di L’Unità Editrice Multimediale (1998–2000) alla riapertura del 2001 con la Nuova Iniziativa Editoriale; dalla breve stagione di Unità Srl (2015–2017) fino all’ultimo rilancio del 2023 targato Romeo Editore, concluso con la sospensione del 2026.

Il futuro della testata resta in bilico. L’unica certezza è che Antonio Gramsci, ancora una volta, si rivolterà nella tomba.

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