Garlasco, il test sul sangue umano negativo che non finì nella relazione del Ris
Più si scava e più la buca diventa profonda. E quello che continua a emergere sulle indagini del 2007 effettuate dai Ris sul delitto di Garlasco restituisce l’immagine di un pozzo senza fondo. Tra errori, incongruenze e dettagli oggi considerati fondamentali dai nuovi inquirenti, ma mai finiti nei fascicoli ufficiali della vecchia inchiesta.
La novità di oggi riguarda le analisi condotte dal reparto scientifico dei carabinieri alla ricerca di sangue sui pedali della bicicletta sequestrata ad Alberto Stasi. E quanto scoperto suona ancora una volta come stupefacente. Un primo test generico per la ricerca di tracce biologiche risultato positivo è stato riportato nella relazione ufficiale. Un altro, specifico per il sangue umano e con esito negativo, mostrato sui canali social del Tg1, invece, in quella stessa relazione non compare. Della sua esistenza la Procura di Pavia è entrata a conoscenza solo dopo aver disposto il sequestro del dossier relativo all’omicidio di Chiara Poggi custodito presso il Ris di Parma. Tre faldoni dei quali non è chiaro neanche il motivo dell’esistenza, ma che sembrano essere diventati un vero e proprio vaso di Pandora per la nuova indagine.
Per un test che appare, un altro ne scompare
Nella relazione del 2007 firmata dal capitano Alberto Marino viene riportato esclusivamente l’esito positivo del Combur test, utilizzato per la ricerca di materiale biologico. Dagli appunti relativi agli esami effettuati emerge però anche un altro dato: l’Obti test, specifico per individuare sangue umano, avrebbe dato esito negativo. Di questo risultato, tuttavia, non c’è traccia nella relazione.
Un elemento che assume oggi particolare rilievo perché proprio gli accertamenti sui pedali della bicicletta rappresentarono uno dei passaggi più delicati della prima fase delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. È evidente, quindi, come il punto da chiarire non riguarda soltanto il risultato scientifico, ma soprattutto la sua mancata rappresentazione negli atti trasmessi agli investigatori e alla Procura che allora conduceva l’inchiesta.
L’avvocato di Stasi: “Meglio che io stia zitta”
A sottolineare il peso della nuova documentazione è stata Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, intervenuta a Mattino Cinque su Canale 5. “La battaglia della difesa all’epoca, siccome non sapeva delle corse negative, è stata sulla natura del Dna, quindi si chiedeva di fare un test specifico”, ha spiegato l’avvocato. “In realtà qua risulta che avevano l’esito negativo dell’Obt, cioè non c’era sangue. Questo dato non viene riportato nella relazione preliminare, non sarà mai detto”, ha aggiunto la legale.
Sulla circostanza, però, ha evitato commenti di sorta. In particolare, sulle ipotetiche ragioni della mancata indicazione del test nella relazione: “Io mi astengo da qualunque valutazione perché è meglio in questo momento. Ve lo posso garantire, è meglio che io sia zitta”. L’avvocato insiste invece su come conoscere già nel 2007 l’esito negativo di un test specifico per il sangue umano avrebbe inevitabilmente modificato il quadro nel quale venivano interpretati gli altri risultati.
Spunta anche il campione “bu_p_bis”
Ma dalle carte acquisite dalla Procura di Pavia emerge un ulteriore elemento. Esisterebbe infatti un altro atto del Ris che non sarebbe confluito nelle relazioni trasmesse ai magistrati che nel 2007 indagavano sull’omicidio di Chiara Poggi. Si tratta di un “foglio di lavoro” acquisito al Ris di Parma l’11 settembre scorso. Il documento riguarda un campione collegato alla bicicletta di Stasi, identificato con la sigla “bu_p_bis” e datato 26 settembre 2007. Il dettaglio emerge dall’ultima consulenza dei pm firmata dagli esperti Carlo Previderé e Giulia Grignani. Nel foglio di lavoro il materiale viene quantificato in parte come “Dna umano” e in parte come “Dna maschile”. Anche in questo caso il nodo investigativo riguarda la ricostruzione della catena degli accertamenti. Quali analisi furono effettuate, quali risultati furono ottenuti e, soprattutto, quali informazioni vennero poi effettivamente riportate nelle relazioni ufficiali e messe a disposizione degli inquirenti e della difesa.
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, tutto quanto sta emergendo impone infatti una domanda: perché solo parte dei risultati delle indagini scientifiche è presente nei fascicoli ufficiali mentre altri importanti elementi sono finora rimasti nell’oblio?
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