L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Cronaca

Chi sbaglia ha imparato che in Italia sbagliare conviene

di Alberto Filippi -


Partiamo dalla Francia, perché è lì che si proietta in anteprima il film che rischiamo di vedere anche da noi. Tutto è iniziato con una protesta nei licei per gli insegnanti che mancano e le aule che cadono a pezzi. Motivazioni sacrosante, per carità. Nel giro di pochi giorni però la piazza è diventata guerriglia.

Il 1° ottobre, in una sola giornata, sono state fermate quasi duemila persone. Il giorno dopo circa quattrocento scuole sono rimaste chiuse. Quaranta presidi sono stati aggrediti, e a Marsiglia alcuni dirigenti scolastici sono finiti cosparsi di benzina durante un tentativo di incendio. Il ministro della Giustizia francese ha ammesso che dietro c’è una minoranza violenta e organizzata, e che non è nemmeno sicuro si tratti di studenti. Il governo punta il dito contro l’estrema sinistra di Mélenchon. Ma chi ha visto Nanterre nel 2023 riconosce anche altro: quartieri dove la Repubblica non entra più, abitati da ragazzi nati in Francia, con il passaporto francese in tasca, che quella Repubblica la disprezzano. La scuola era il pretesto, non la ragione.

Scendiamo in Spagna. A fine luglio, a Ceuta, oltre cinquantamila persone hanno forzato il confine via terra e via mare in pochi giorni, con settantadue morti. Lo stesso Pedro Sánchez, socialista e non certo sospettabile di simpatie sovraniste, l’ha definito un attacco all’integrità territoriale del Paese. Intanto alle Baleari gli sbarchi da inizio anno hanno superato quota seimila. E mentre le frontiere cedevano, Madrid varava una maxi-sanatoria per regolarizzare chi era già dentro. Il messaggio arrivato dall’altra parte del mare è semplice: forza la porta, che poi qualcuno ti dà le chiavi.

E ora veniamo a casa mia, a Vicenza. Sabato 3 ottobre è bastato un tiktoker, nemmeno così famoso, che si fa chiamare “Il Vucumprà” e promette vestiti griffati a chi vince una “gara di aura”. Migliaia di ragazzini, quasi tutti minorenni, si sono riversati a Campo Marzo. Quando hanno scoperto che le magliette non bastavano per tutti, hanno assaltato il furgone, sono dilagati nel parcheggio Verdi divellendo sbarre e danneggiando l’ascensore. L’influencer è dovuto scappare, il traffico è andato in tilt e i vicentini si sono chiusi in casa. Per una maglietta. Immaginatevi per qualcosa di serio.

Il vero choc però sono state le parole raccolte dalle telecamere di TVA e degli altri media vicentini. Ragazzi nati qui, cresciuti qui, mantenuti dalle nostre scuole e dalla nostra sanità, che davanti al microfono parlano di Marocco e di Africa come della loro patria, di un Paese che magari non hanno mai visto. Rivendicano valori, principi e tradizioni che non hanno nessuna intenzione di lasciare alla porta. Anzi, li vogliono portare dentro e imporre a noi. Disprezzano le nostre regole e le nostre tradizioni, e la parola d’ordine è una sola: cambiare. “Dobbiamo cambiare questo Paese.”

Questo è l’esatto contrario dell’integrazione. Integrarsi significa entrare in casa d’altri, togliersi le scarpe, rispettare le regole del padrone di casa e, col tempo, guadagnarsi il diritto di sedersi a tavola. Non significa entrare, cambiare la serratura e mettere alla porta chi abitava lì. Qui invece c’è chi non si accontenta di fare l’ospite educato e vorrebbe fare come i paladini delle occupazioni alla Salis: prendersi la casa altrui, cacciare i proprietari, riscrivere il regolamento condominiale. Peccato che quella casa si chiami Italia.

Il risultato è che chi sbaglia ha imparato che in Italia sbagliare conviene.

A questo punto difendere il nostro modo di vivere diventa un dovere verso i nostri figli. Diventa legittima difesa. Non quella delle ronde , ma quella di uno Stato che smette di chiedere scusa per esistere. E la legittima difesa di uno Stato si chiama legge.

Allora mettiamola nero su bianco, e discutiamone. La cittadinanza deve essere un traguardo da meritare e non un timbro automatico: La revoca, che oggi esiste per i reati di terrorismo, va estesa a chi l’ha acquisita e si macchia di reati violenti. Chi ha un permesso di soggiorno e devasta una città deve essere espulso davvero, non solo sulla carta. I genitori dei minorenni che spaccano Campo Marzo devono pagare fino all’ultimo euro di danni.

La casa è nostra, e le chiavi pure. Chi vuole entrare bussi. Chi vuole cambiare la serratura resti fuori.

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