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Mangiò formaggio contaminato: morto Mattia Maestri

Il ragazzo di Coredo si è spento nelle ultime ore. Nel 2025 sono stati registrati 43 casi gravi di sindrome emolitico-uremica in Italia, mentre solo negli ultimi mesi il Ministero della Salute ha disposto diversi richiami di formaggi a latte crudo per la presenza del batterio Escherichia coli.

di Priscilla Rucco -


Mattia Maestri: la storia

Si è concluso nelle ultime ore il lungo calvario di Mattia Maestri, il ragazzino di Coredo, piccolo centro della Val di Non, in Trentino, che da nove anni viveva in stato vegetativo permanente. Tutto ebbe inizio il 3 giugno 2017, quando Mattia aveva soltanto quattro anni: durante un soggiorno in Val di Non insieme alla famiglia, il bambino assaggiò un formaggio prodotto con latte crudo, poi risultato contaminato dal batterio Escherichia coli. Nel giro di poche ore comparvero i primi sintomi di un’intossicazione alimentare aggravatisi rapidamente nonostante l’intervento dei sanitari.

La sindrome emolitico-uremica e il coma

Il ceppo ingerito da Mattia apparteneva alla categoria “Stec”, capace di produrre una tossina che attraversa la parete intestinale e raggiunge il sangue, scatenando la sindrome emolitico-uremica: una patologia che, secondo gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, insorge nel 5-10% delle infezioni da Stec – soprattutto nei bambini – provocando insufficienza renale acuta e, nei casi più gravi, danni neurologici permanenti fino ad arrivare allo stato vegetativo. Per Mattia le conseguenze furono devastanti e irreversibili: cadde in coma e da allora non si è più risvegliato.

L’annuncio del padre

A comunicare la scomparsa del ragazzo è stato il papà, Giovanni Battista Maestri, che in questi anni non ha mai smesso di stargli accanto e di lottare per la sua causa. Con parole semplici ma cariche di dolore, l’uomo ha ringraziato quanti in questo lungo periodo hanno voluto essere loro vicini. La vicenda di Mattia è diventata, purtroppo, un caso simbolo dei rischi legati al consumo degli alimenti non pastorizzati.

La battaglia legale e quella civile

Negli anni successivi al dramma, il padre ha intrapreso un percorso giudiziario concluso con una pronuncia della Corte di Cassazione, che ha reso definitive le condanne per lesioni colpose a carico di due responsabili del caseificio da cui proveniva il formaggio incriminato. Ha inoltre fondato un’associazione di consumatori dedicata ai pericoli legati a determinati prodotti alimentari ed ha anche scritto un libro sul tema, presentato nei mesi scorsi anche in Senato.

Un rischio ancora attuale?

Il Registro Italiano della sindrome emolitico-uremica ha censito ben 43 casi gravi solo nel 2025, con un’incidenza che secondo i pediatri tende a salire ulteriormente nei mesi estivi. Anche l’anno attuale ha visto una serie di allerte alimentari: a marzo il Ministero della Salute ha richiamato lotti di formaggio a latte crudo prodotti nel Sondriese per “sospetta positività a Escherichia coli”. A metà luglio è toccato a cinque referenze di formaggio di capra confezionate in provincia di Piacenza. Pochi giorni fa, ancora in Trentino, un’analoga contaminazione ha portato al ritiro immediato di forme prodotte in Val di Fiemme. Episodi che, pur se diversi per esito, testimoniano quanto la filiera dei formaggi non pastorizzati resti soggetta a controlli serrati e richiami frequenti.

Latte crudo: le raccomandazioni

I pediatri raccomandano particolare prudenza con bambini piccoli e anziani, le categorie più vulnerabili alle complicanze dell’infezione. Tra i consigli diffusi dal Ministero della Salute nell’ambito delle campagne estive figurano la verifica dell’etichettatura dei prodotti caseari, l’attenzione ai lotti oggetto di richiamo e la preferenza – per i soggetti a rischio – verso formaggi ottenuti da latte pastorizzato.

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