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Mariottino (FI): “Investimenti per il futuro dei giovani del Sud”

Parla il presidente napoletano dei giovani "azzurri"

di Angelo Vitale -


Antonio Mariottino, 25 anni, è da poco meno di un mese presidente napoletano dei giovani di FI. Il partito fondato da Silvio Berlusconi sta da tempo incentrando la sua nuova stagione su una maggiore attenzione alla promozione dei bisogni dei giovani.

L’identità ha chiesto a Mariottino quali linee direttive segue il rafforzamento dell’impegno politico dei giovani azzurri in un territorio complesso come quello campano.

“Impegno, radicamento, partecipazione”: come si sviluppa la nuova fase di attività politica dei giovani di FI in Campania?

«Si sviluppa tornando tra la gente. Per troppo tempo la politica giovanile è stata più attenta ai social e alle dinamiche interne che al contatto reale con le persone. Noi vogliamo fare l’opposto: stare nei quartieri, nelle università, nelle scuole e nei luoghi del lavoro. La linea che Fulvio Martusciello sta portando avanti in Campania va in questa direzione: un partito radicato, credibile, che costruisce classe dirigente e non soltanto consenso elettorale. E il fatto che oggi Forza Italia stia affidando responsabilità vere a tanti giovani dimostra la volontà concreta di investire su una nuova generazione politica. Da Scampia a San Giovanni a Teduccio, passando per il centro storico e l’area nord della provincia, incontriamo ragazzi che spesso vedono la politica come qualcosa di lontano. Ci sono poi tanti comuni a nord e a est di Napoli che gravitano sulla città e vivono gli stessi problemi. Per questo voglio costruire con i rappresentanti giovanili di questi territori un luogo di ascolto permanente che possa dare un contributo concreto anche al cambiamento di Napoli».

“Rompere gli schemi, sporcarsi le mani”, le prime parole dopo la nomina a presidente napoletano dei giovani “azzurri” lo scorso 16 aprile. Cosa va scardinato in Campania, come calarsi meglio sul territorio di una regione così complessa?

«Va scardinata l’idea di una politica che compare solo in campagna elettorale. I ragazzi oggi non sopportano più linguaggi vuoti. Se vogliamo rappresentare una generazione dobbiamo viverne le difficoltà. A Napoli ci sono quartieri dove un giovane vede più facilmente degrado o lavori precari che opportunità vere. Sporcarsi le mani significa stare nei territori anche quando non ci sono telecamere, ascoltare un commerciante di Porta Capuana che ha paura di tenere aperto il negozio o un ragazzo dei Quartieri Spagnoli che pensa di dover andare fuori dalla Campania per costruirsi un futuro».

Aumentano i reati giovanili ovunque e anche a Napoli. Come liberare i giovani dal fascino del crimine?

«Bisogna avere il coraggio di dire che il problema esiste. Quello che è accaduto in queste ore a Napoli, con un quattordicenne accoltellato in piazza Municipio da un ragazzo di appena un anno più grande dopo una lite nata, secondo le prime ricostruzioni, per uno sguardo rivolto a una ragazza, deve fare riflettere tutti. Non stiamo parlando di faide o criminalità organizzata, ma di adolescenti che arrivano a portare coltelli in piazza e a usare la violenza con una facilità impressionante. Tra Chiaia, il centro storico e le aree della movida vediamo episodi che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili. Per questo condivido la proposta del prefetto Michele di Bari di tenere le scuole aperte fino a sera a Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio per togliere i ragazzi dalla strada».

Stop all’assistenzialismo e stop alla fuga dei talenti dal Sud: quale strada intraprendere?

«I giovani non chiedono assistenzialismo. Chiedono opportunità. Negli ultimi anni troppi ragazzi del Sud sono partiti per necessità, perché qui trovano troppo spesso precarietà e stipendi bassissimi. La strada è quella degli investimenti, del collegamento tra università e imprese, dell’innovazione e del sostegno alle aziende che assumono giovani qualificati. Napoli e la Campania hanno enormi energie, ma bisogna creare lavoro stabile e prospettive vere. Serve anche una politica che abbia il coraggio di sostenere chi crea lavoro e non soltanto chi chiede aiuto. In tanti territori della provincia di Napoli ci sono piccole e medie imprese che potrebbero assumere giovani e trattenerli qui, ma spesso sono soffocate da burocrazia, costi troppo alti e difficoltà. Se vogliamo fermare davvero la fuga dei talenti dobbiamo aiutare chi investe, produce e crea occupazione stabile, perché senza imprese forti e senza lavoro vero nessun giovane potrà scegliere di costruire il proprio futuro in Campania».


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