Meloni blinda Nordio e chiarisce l’iter della grazia a Minetti
Prima la premier poi il sottosegretario Mantovano definiscono la linea del governo sulla vicenda
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa di ieri
Continuano le polemiche sul caso della grazia concessa dal Quirinale a Nicole Minetti, una vicenda che ha sollevato polemiche sulla regolarità dell’iter procedurale: Meloni blinda Nordio.
Meloni blinda Nordio
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta con fermezza per precisare l’operato del ministro della Giustizia Carlo Nordio, respingendo le richieste di dimissioni avanzate dalle opposizioni.
La difesa del ministro e il ruolo del ministero di via Arenula
Secondo la premier, non sussistono i presupposti per un passo indietro del Guardasigilli. La ricostruzione fornita da Palazzo Chigi, un focus delle responsabilità sottolineando come l’istruttoria sia stata gestita. Ciò, seguendo i canoni previsti, nonostante le criticità emerse successivamente.
In merito alla posizione del ministro, Giorgia Meloni ha dichiarato testualmente: “Sicuramente, se è vero quello che emerge dall’inchiesta giornalistica qualcosa manca nel lavoro che è stato fatto. Però questo non è un lavoro che fa il ministero della giustizia”.
Le presunte anomalie nella procedura della Procura Generale
Il cuore della controversia riguarda alcuni passaggi di verifica che sarebbero stati omessi o gestiti in modo parziale. Tutto questo, prima che la pratica arrivasse sulla scrivania del ministro e, successivamente, del Capo dello Stato.
Meloni ha evidenziato come l’anello debole della catena non sia il governo, bensì l’ufficio inquirente incaricato degli accertamenti preliminari.
Il punto di Alfredo Mantovano sull’iter procedurale
Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è intervenuto per chiarire i dettagli tecnici e legali della vicenda. E ha ribadito la trasparenza nella trasmissione degli atti al Quirinale.
Mantovano ha confermato la linea con queste parole: “Ciò che è nel fascicolo credo che lasciasse pochi margini alla valutazione del ministro nel momento in cui c’erano solo questi documenti a disposizione”. In particolare, poi, citando il passaggio secondo cui i dati “sono indicativi di una radicale presa di distanza dal passato deviante”, con poi “il riferimento al figlio”.
Le conclusioni e gli accertamenti in corso
Mentre le opposizioni continuano a chiedere chiarezza sulle “falle” del sistema che hanno portato alla firma del decreto di grazia, il governo fa scudo attorno a Nordio.
La tesi ufficiale è che il ministero abbia operato su basi documentali fornite da altri uffici.
La vicenda resta aperta, con ulteriori verifiche in corso anche a livello internazionale. Da accertare se tutti i requisiti oggettivi per la concessione del beneficio fossero realmente presenti al momento della decisione finale.
In particolare, la Procura Generale ha cambiato rotta. Dopo aver inizialmente ristretto i suoi accertamenti al perimetro nazionale, li ha ora estesi a quello internazionale in Uruguay ove avvennero tutte le procedure per l’adozione del secondo figlio di Nicole Minetti.
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