L’informazione di qualità è sempre più a rischio in un mondo di fake news
“Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”. Un celebre, abusato aforisma di cui si fa sempre un gran parlare che però oggi è più che mai attuale (la verità spesso è banale eppure c’è chi non la prende per buona). Noi giornalisti abbiamo il dovere oltre che la vocazione di dire la verità dei fatti, di spiegare cosa c’è sotto, dietro, di lato alle notizie.
Mai come oggi però siamo una minoranza, come fonte primaria dell’informazione. Altra equazione abusatissima, scontata ma assolutamente vera è che la qualità dell’informazione incide direttamente sulla qualità della democrazia e, quindi, sulla vita quotidiana di ciascuno.
Ecco, allora la nostra democrazia non se la passa benissimo, visto che – dati Censis – sette persone su dieci “si informano” scorrendo reel, passando senza soluzione di continuità da un video di puro intrattenimento a un contenuto social che pretende di spiegare il mondo. I meme diventano veicoli di notizie, le vignette sostituiscono gli articoli, mentre sei persone su dieci cercano risposte su temi ignorati dai media tradizionali (altra questione di terribile attualità).
Insomma la voglia di informazione c’è ma viene soddisfatta nel modo sbagliato, se non pericoloso. Il dato più allarmante riguarda i giovani. Tra i 18 e i 24 anni, le notizie passano quasi esclusivamente da piattaforme social. Non si verificano più le fonti, ma ci si fida del sito o della pagina online di turno; non si (ri)conosce l’autorevolezza di una testata, ma la notorietà di un volto.
Aggiungiamoci pure che se un ragazzo fatica a capire le notizie pubblicate dai media tradizionali si affida appunto a non professionisti, con il rischio che i fatti vengano distorti. Per non parlare dell’abuso dell’Ia che annichilisce la coscienza critica.
E così, tanti troppi utenti ripetono frasi a vanvera totalmente infondate su cosa accade nel mondo. La sfida è dunque riuscire a destare l’attenzione con una notizia data come si deve in un far west online dove ci si mettono pure i leader mondiali come Trump a enfatizzare le fake news.
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