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Meta arriva il patteggiamento per chiudere i processi in Usa con lo sconto

Zuckerberg rischiava di dover pagare fino a 200 miliardi di dollari, ne verserà 16,7. Il titolo vola in Borsa

di Cristiana Flaminio -


AGGIORNAMENTO: Meta ha ottenuto il patteggiamento e, contestualmente, è riuscita pure a centrare un vero e proprio “maxi sconto”. Zucky non pagherà più di 16,7 miliardi di dollari. Somma che, di per sé, è a dir poco spaventosa. Ma è poco più di nulla a confronto del rischio che correva Menlo Park, ossia quello di dover scucire fino a duecento miliardi di dollari solo in termini di sanzioni. Gli accordi si stanno ratificando. A cominciare da quello con lo Stato della California, a cui Meta in ossequio al patteggiamento, verserà 2,2 miliardi di dollari. La notizia ha messo le ali al titolo in Borsa che vola già oltre il 4%.

Meta: l’attesa per il patteggiamento

L’unica, per Meta, è tentare di sfangarla col patteggiamento. I tribunali Usa fanno sul serio e chiedono conto e ragione a Zuckerberg e ai suoi dirigenti. Perché hanno trasformato una generazione di adolescenti americani, con gli scroll infiniti, in semi-zombie. I danni, ormai è chiaro, sono seri per la psiche in formazione di chi si ritrova a compulsare i social che fanno capo al colosso di Menlo Park. Che si ritrova a rischiare sanzioni fino a duecento miliardi di dollari. Roba che nemmeno un riccone come Zucky può affrontare senza ritrovarsene davvero colpito.

Meta verso il patteggiamento

Stando alle notizie che arrivano dagli Stati Uniti, Meta punterebbe a un patteggiamento. Per tentare, quantomeno, di ricevere uno sconto. Tanto sulle sanzioni quanto sugli obblighi a cui sarebbe poi costretta a uniformarsi. I giudici americani non scherzano e nemmeno Trump può farci più di tanto. L’ultimo a finire al banco dei testimoni, Adam Mosseri dirigente Meta al timone di Instagram, ha dovuto rispondere a domande precise. La più pesante delle quali: perché un basso, bassissimo, uso della funzione “prenditi una pausa” per gli utenti adolescenti?

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Sbuffare non serve

Mosseri ha risposto provando, a quanto riferiscono le agenzie, a buttarla in caciara. Si è detto frustrato perché ci si è concentrati su un’unica funzione quando, invece, il social di strategie per prevenire l’abuso dei social da parte degli adolescenti ne avrebbe messe in pratica tante altre. Una sorta di benaltrismo giudiziario (e mediatico) che funziona poco. Certo, l’impostazione è diventata predefinita ma solo dal 2024. Dovrà tornare, ancora, di fronte ai giudici. La sua testimonianza non è finita ancora. Nel frattempo Meta spera di chiuderla prima, magari con un bel patteggiamento.


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