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Moda, il 66% delle aziende italiane investe in arte e cultura

Deloitte: heritage e artigianato, cambia il modello delle imprese

di Askanews -


Milano, 17 apr. (askanews) – Non più solo stile, ma anche cultura. La moda italiana investe sempre di più nell’arte. Secondo una ricerca Deloitte il 66% delle aziende di moda è impegnato in attività culturali e artistiche, mentre il 68% investe su heritage e artigianato. Se ne è discusso a Milano, negli spazi della Galleria Deloitte, all’evento “Mecenati di moda” ha riunito artisti, designer e imprese, nella settimana di Miart: tra i protagonisti Michelangelo Pistoletto, Fabrizio Plessi, Antonio Marras e Angela Missoni, insieme a istituzioni e operatori del settore.

“Il rapporto tra moda e arte è un rapporto che risale all’inizio dei tempi. Quello che cambia oggi è che le aziende del settore moda investono in arte e lo considerano un investimento strategico, quindi non più parallelo e avulso dal loro core business, ma integrato nella strategia e lo fanno seguendo due filoni principali – ha spiegato Barbara Tagliaferri, Head of Arts & Culture di Deloitte – Il primo che è un investimento nella cultura del mestiere, nell’artigianalità. Il secondo invece che è un investimento nelle vere proprie iniziative di cultura quali fondazioni, partnership e investimenti in progettualità di arte e cultura.”

Fondazioni, musei d’impresa e partnership diventano strumenti chiave, con effetti che vanno oltre il branding e toccano sostenibilità e territorio. Ma cresce anche la necessità di misurare l’impatto. “L’investimento in arte, ed in supporto alla cultura – ha spiegato Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader – può essere valorizzato dando delle indicazioni non soltanto qualitative di quello che è lo sforzo effettuato dal brand della moda sul territorio, ma anche misurandone gli impatti con degli indicatori che diano un chiarimento effettivo di quello che è stato il valore dell’investimento nel supporto dell’iniziativa culturale sostenuta”.

Le collaborazioni tra artisti e brand aumentano, ma richiedono regole chiare. “Sicuramente le partnership che hanno al centro la creatività hanno la necessità di strutturare fin dall’inizio una buona relazione e formalizzarla, sia sotto il profilo della cessione e utilizzo dei diritti d’autore, sia sotto il profilo della responsabilità e di tutti gli aspetti legali e normativi che circondano la relazione – ha sottolineato Ida Palombella, Global Lead Fashion & Luxury di Deloitte – Siamo a un punto intermedio perché sicuramente quello degli artisti non è il settore più sensibile agli aspetti regolamentari ma notiamo anche una crescente consapevolezza che questi aspetti sono determinanti proprio per far funzionare al meglio la relazione”.

Un’evoluzione che spinge la moda verso un ruolo sempre più vicino all’arte. “In questo momento la moda, che ha bisogno di essere riconosciuta sempre di più – ha spiegato Fabiana Giacomotti, responsabile de “Il Foglio della Moda” – si affianca al settore che le è più affine, quello appunto dell’arte, non a caso per tanti anni, per secoli, la moda si è definita un’arte applicata, quindi cerca di essere meno applicata, di essere più arte. E in tutto questo aiuta anche il pubblico a conoscere l’arte perché per quanto si possa dire il brand ha comunque un valore di riconoscimento”.

Secondo Deloitte, la moda italiana si sta trasformando in un ecosistema culturale integrato, capace di unire valore economico e creativo.


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