L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Non si perde la Naspi se ci si dimette per evitare violenze e stalking

L'Inps ribadisce che se la scelta di lasciare l'impiego non è libera non si può perdere l'autonomia economica

di Cristiana Flaminio -


Il diritto alla Naspi per chi è costretto alle dimissioni dal posto di lavoro a causa di violenza o atti persecutori. È l’Inps ad aprire il fronte che può cambiare tutto. La considerazione che arriva dall’Istituto nazionale della Previdenza sociale è, in pratica, l’uovo di Colombo. Chi rinuncia all’impiego perché costretto a subire angherie, prepotenze e condotte persecutorie non lo fa per libera scelta. E, pertanto, il lavoratore dimissionario non diventa disoccupato perché lo vuole ma perché viene costretto.

LEGGI TUTTE LE NEWS DI ECONOMIA

Naspi e dimissioni: quando c’è il diritto

È chiaro, come si legge nel messaggio 2540 del 3 agosto. La Naspi può essere riconosciuta anche a chi è costretto a dare le dimissioni dal suo posto di lavoro. Perché violenze e atti persecutori, anche se non provengono dai colleghi né dai capi ma da persone esterne, possono trasformarsi in un rischio e dire addio all’impiego può rappresentare, in un certo senso, una forma di autodifesa. E, a questo punto, dal momento che la scelta è stata conculcata e costretta, non si può imporre al lavoratore, oltre al danno di aver perso il “posto”, pure la beffa di perdere l’autonomia economica.

Il tema della violenza di genere

Naspi e dimissioni, dunque: l’una non esclude necessariamente l’altra. In tema di diritti, specialmente per il contrasto alla violenza di genere, bisogna essere sempre molto cauti e attenti. Ed è così che l’Inps ha voluto interpellare il Ministero del lavoro e delle politiche sociali a proposito. E dal governo, richiamando la raccomandazione del consiglio d’europa per la protezione delle vittime, hanno confermato che le dimissioni per violenza di genere rientrano a pieno titolo nelle tutele della disoccupazione incolpevole. Tale  riconoscimento, dunque, si applica in presenza di un effettivo collegamento tra i comportamenti vessatori subiti e il contesto lavorativo, garantendo una protezione concreta alla salute, alla dignità e alla tutela di lavoratrici e lavoratori.


Torna alle notizie in home