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Ecatombe di negozi nel Paese dei discount e distributori H24

I dati del Rapporto Confcommercio: in sette anni chiusi più di 100mila negozi

di Maria Graziosi -


Un’ecatombe: dal 2018 a oggi, l’Italia ha perso più di 100mila negozi. La fotografia di Confcommercio è quella di un Paese che s’è trasformato in un deserto, di un comparto – quello del commercio – circondato da ogni parte. Da un lato la concorrenza dei colossi dell’e-commerce, dall’altro l’offensiva degli abusivi e delle attività illegali che infestano le città. In sette anni, e cioè dal 2018 al 2025, le attività di prossimità sono passate da 666.479 a 570.313. Più di una decimazione. È scomparso il 14,4 per cento dei negozi. Ha smesso quasi un ambulante su tre (-27,3%), ha chiuso poco meno di un negozio di alimentari su cinque (-17,9%). Il fatturato, però, sale. E si attesta, adesso, a poco più di 410,7 miliardi di euro. Ma occhio a festeggiare. Questa è un’altra foto di un Paese che va impoverendosi. Già, perché guadagnano, e molto, i discount alimentari, il cui giro d’affari s’è praticamente raddoppiato (+101,1%).

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Incassano solo piattaforme, discount e distributori h24

Poi ci sono le piattaforme digitali e i distributori automatici che incassano il 42% in più. Non è un paradosso il fatto che al Sud la rete commerciale al dettaglio resista. Ma l’analisi di Confcommercio mette in guardia. Finora le attività meridionali si difendono grazie ai flussi turistici, alla minore occupazione e a tanti incentivi. Ma se le cose non cambiano, da qui a breve, si potrà assistere a una rapidissima desertificazione pure nel Mezzogiorno. Resta, infine, il nodo illegalità. Che, come dice il presidente Carlo Sangalli, per Confcommercio “costa più di 41 miliardi di euro” e mette a rischio “più di 284mila posti di lavoro regolari”.


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