Ilaria, la PEC fantasma e la dura vita con i lavoratori
Ilaria Salis e la causa sui collaboratori persa "a sua insaputa". Tra PEC fantasma e difesa del precariato a modo suo: tutti i dettagli della vicenda
Ilaria Salis, licenziamento etico e il verdetto a sorpresa
Capita a tutti di perdersi una bolletta nello spam, un invito a una cena noiosa o il promemoria della palestra. Ma perdersi un’intera causa al Tribunale di Milano perché non è arrivata la notifica segna un punto di svolta nella storia del diritto (e della comicità) moderno.
Ilaria Salis rompe il silenzio e dirama una nota stampa per precisare i fatti sui due assistenti lasciati a casa (un co.co.co e una partita IVA, alla faccia della solita morale sui diritti del precariato). Il Tribunale di Milano ha ritenuto “insussistente la giusta causa”? Inezie. Lei chiarisce subito che la decisione di interrompere la collaborazione “non è stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni”, ma al contrario “necessaria per tutelare il corretto esercizio del mandato parlamentare, le risorse pubbliche e le persone che rappresento”. Meraviglioso: quando la Sinistra taglia i contratti ai lavoratori precari, non è un licenziamento, è un sacrificio eroico a tutela del contribuente e del mandato elettorale. Quando lo fa un imprenditore, è barbarie capitalista.
Ma il vero punto d’organo arriva sul passaggio difensivo, definito dalla stessa deputata un profilo “particolarmente grave, ai limiti del surreale”. Il processo si è svolto a sua insaputa perché — testo originale — la notifica via e-mail o PEC “non mi è mai pervenuta”, pur essendo “perfettamente note le modalità con cui notificarmi gli atti”. E l’esito? La Salis lamenta che, data la sua “incolpevole assenza”, il Tribunale abbia pronunciato la decisione “esclusivamente sulla base degli elementi acquisiti dai ricorrenti”. Praticamente, una colpa dei magistrati aver ascoltato le ragioni di due lavoratori invece di aspettare le sue.
Ecco che il gran classico della politica nostrana (la condanna “a mia insaputa”) fa il salto di qualità e si adegua alla transizione digitale. Altro che complotti: la colpa è della banda larga.
Speranze d’Appello e consigli per lo spam
Mentre si dice “fiduciosa che il successivo grado di giudizio consentirà di accertare correttamente i fatti”, la palla passa all’Appello. Con la sola speranza che la cancelleria azzecci l’indirizzo PEC.
Nel frattempo, un consiglio affettuoso ai compagni in Parlamento: ogni tanto dategli una controllata a quella Posta Indesiderata. Tra una mail di phishing e la promozione di un corso d’inglese, rischiate di trovarci una sentenza di primo grado.
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