Midterm, la guerra dei veleni in Ohio e Michigan
In due Stati in cui i margini di vittoria si preannunciano risicati, il ricorso a tattiche d'attacco esasperate
Nella Rust Belt faide familiari e tradimenti di partito ad alto voltaggio. Una guerra di logoramento dall’esito incerto sul voto.
I veleni delle Midterm
Mentre i quartieri generali analizzano i flussi elettorali, nelle ultime 24 ore prima dell’apertura dei seggi in due degli Stati più decisivi della fascia industriale americana — Ohio e Michigan -, il teatro di uno scontro politico spietato. Qui, il confine tra dibattito programmatico e attacco personale è definitivamente crollato.
Come documentano i resoconti Ap e dei media locali, in queste ore a dominare la scena non sono soltanto i grandi temi dell’inflazione o dei dazi. Emergono colpi di scena personali e spaccature interne che rischiano di spostare migliaia di voti decisivi.
Il caso Ohio: lo spot da 4 milioni di dollari e il tabù familiare di Ramaswamy
Nella corsa alla carica di Governatore dell’Ohio tra il repubblicano Vivek Ramaswamy e la democratica Amy Acton, la campagna elettorale è passata dagli argomenti economici alle ferite personali. Ramaswamy ha investito oltre 4 milioni di dollari per mandare in onda a reti unificate uno spot d’attacco dai toni senza precedenti. Vede protagonista la madre biologica della Acton, da cui la candidata democratica è separata da decenni a causa di dolorose vicende personali d’infanzia.
La decisione di reclutare la madre per delegittimare pubblicamente la figlia ha scatenato una bufera politica immediata.
Lo staff di Ramaswamy ha difeso la scelta parlando di “trasparenza sul passato dei candidati”. Ma la mossa ha provocato forte sdegno nell’opinione pubblica e profonda irritazione persino tra i vertici repubblicani dell’Ohio. Da loro, il giudizio su un “colpo basso” controproducente e dannoso per l’immagine del partito alla vigilia del voto.
Il terremoto in Michigan: la faida interna Dem tra El-Sayed e Stevens
Se in Ohio il fuoco arriva dagli avversari, in Michigan la bomba ad orologeria esplode tra i Dem. Nella tesissima sfida per il Senato tra il progressista Abdul El-Sayed e il repubblicano Mike Rogers, l’unità della coalizione democratica si è sgretolata a poche ore dal voto.
Ap e Reuters raccontano che la deputata Haley Stevens — sconfitta da El-Sayed alle primarie al termine di un duello velenoso — ha rifiutato di riassorbire la frattura. Arrivando, poi, a condizionare il proprio sostegno con dichiarazioni di fuoco sulle posizioni di politica estera del candidato dem e sugli spot della campagna.
Tensione a livello tale di guardia che lo staff di El-Sayed ha dovuto chiedere ufficialmente alla Stevens di non presentarsi agli eventi pubblici di chiusura della campagna. Il timore, che la faida interna spaventasse l’elettorato moderato della periferia di Detroit.
L’impatto sul voto decisivo nella Rust Belt
In due Stati in cui i margini di vittoria si preannunciano risicati, il ricorso a tattiche d’attacco così esasperate rischiano di incidere pesantemente sulle scelte dell’elettorato indipendente. Le ultime 24 ore di campagna, in tal modo, un’imprevedibile guerra di logoramento.
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