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Olimpiadi Invernali 2026, dentro la pista da bob di Cortina. Viaggio in un impianto già ferito

Il termine perfetto per descrivere questa situazione surreale a pochi giorni dalla chiusura dei Giochi è “stato di quasi abbandono.

di Marzio Amoroso -


Olimpiadi Invernali 2026 – La strada che porta allo Sliding Centre “Eugenio Monti” è ancora bianca di neve vecchia, compressa dai mezzi che hanno fatto avanti e indietro durante le settimane olimpiche. Ma quando il cancello si apre, il silenzio racconta più di qualsiasi ricordo sportivo. La pista da bob di Cortina, appena uscita dal suo debutto mondiale, appare come un gigante stanco, segni ovunque, porte divelte, cavi che spuntano come radici scoperte. È qui che inizia il viaggio, dentro un impianto che avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello dei Giochi e che invece si presenta come un luogo sospeso, in attesa di qualcuno che ne raccolga i pezzi.

Dentro il sopralluogo

Basta camminare lungo il tracciato per capire che qualcosa è andato storto. I manometri sono rotti, le tende di protezione strappate dal vento o dall’uso intenso. Nei canali di posa, l’isolamento è piegato, in alcuni punti sfondato. Le viti che fissano le sponde mancano, come se qualcuno avesse iniziato a smontare e poi si fosse fermato a metà.

Le scatole elettriche sono schiacciate, alcune staccate dal muro. I cavi, scollegati o tagliati, pendono come fili di un teatro smontato in fretta. Le reti parapetto mostrano segni evidenti di urti. Nei locali tecnici, la scena è ancora più surreale, porte aperte, cartongessi danneggiati, portoni che non chiudono più. La control room, cuore tecnologico dell’impianto, è stata trovata accessibile, con strumentazioni di valore lasciate senza protezione.

La catena delle consegne

Per capire come si sia arrivati a questo punto bisogna seguire il percorso dell’impianto negli ultimi mesi. Prima c’era SIMICO, che ha gestito il cantiere fino a poco prima dei Giochi. Poi la pista è passata al Comune di Cortina, con l’accordo che sarebbe tornata a SIMICO dopo le gare per completare le lavorazioni residue. Durante l’evento, la gestione operativa è stata affidata alla Fondazione Milano Cortina, responsabile fino a fine marzo.

Tre soggetti, tre tempi diversi, un’unica struttura. In mezzo, un impianto che ha vissuto settimane di utilizzo intenso e giorni di vuoto totale. La situazione attuale mette in fila una realtà evidente, la gestione è stata frammentata, e in quella frammentazione si sono aperti gravi spazi di incuria.

Danni oltre il milione

Le prime stime parlano di danni che superano il milione di euro. Una cifra destinata a crescere quando verranno quantificati gli interventi strutturali necessari. Il rischio è che il conto finale ricada su più soggetti, con inevitabili tensioni istituzionali e politiche.

Un simbolo più grande della pista stessa

La pista da bob di Cortina non è solo un impianto danneggiato. È il simbolo di un modello organizzativo che mostra crepe profonde, opere costose, responsabilità che si sovrappongono, controlli insufficienti, manutenzione lasciata indietro. Questo è il punto in cui le Olimpiadi Invernali 2026 incontrano la realtà, quella fatta di cantieri che non chiudono mai davvero e di strutture che rischiano di diventare un peso più che un’eredità.

La domanda che resta sospesa nell’aria primaverile della pista è semplice: chi si prenderà cura di questo gigante ferito? E soprattutto: quanto costerà rimetterlo in piedi?


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