Lo sprint dei partiti a pochi giorni dal referendum
Come era scontato, man mano che si avvicina la data del referendum sulla riforma della magistratura, si intensifica l’attività dei partiti. A prescindere che siano schierati per il Sì o per il No. Se la prima fase della campagna referendaria ha interessato in particolar modo i comitati e i loro tecnici ed esperti di riferimento, pur con un frequente innalzamento dei toni che ha coinvolto spesso e volentieri parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione, e componenti del governo, più il tempo passa e più la partita diventa inevitabilmente politica. E non potrebbe accadere nulla di diverso dal momento che la dichiarata volontà di non politicizzare il referendum non può che riguardare esclusivamente le sorti del governo e della legislatura. Tradotto: quello sulla riforma della giustizia non può diventare un referendum su Giorgia Meloni.
Referendum sulla giustizia, non sul governo
Questo dovrebbe essere pacifico, anche se non manca chi tenta – strumentalmente – di legare le due questioni. Per il resto, non si può negare che questo voto assume chiaramente un significato anche politico. Di fatto, il risultato finirà inevitabilmente per rafforzare una parte del campo e indebolirne un’altra. Ed è proprio per questo che, mentre già si intravede l’orizzonte delle elezioni politiche del 2027, l’impegno politico a sostegno della campagna referendaria diventa sempre più incisivo. Le iniziative e le manifestazioni di partito o che vedono la partecipazione di loro esponenti di primo piano aumentano di giorno in giorno. A dimostrazione di quanto la partita sia importante. Per i prossimi 15 giorni si prevede, quindi, un calendario decisamente fitto, degno degli sprint che puntualmente accompagnano le ultime settimane delle campagne elettorali. Questo anche perché i sondaggi, che parlano di un risultato in bilico, dimostrano l’importanza di riempire le urne.
Andare a votare al referendum sulla riforma della magistratura
Il che si traduce nella necessità di convincere i cittadini ad andare a votare. E nessuno può farlo meglio dei partiti, anche se questo comporta il rischio di una sovraesposizione politica su questioni che di politico hanno poco e nulla. Il referendum riguarda infatti la qualità della giustizia e l’organizzazione della magistratura, anche rispetto ai suoi organismi di garanzia. Non c’è niente che mette in alcun modo in relazione il rapporto tra le toghe e le altre istituzioni, nonostante le tante fake news che ancora circolano. Su tutte quelle che parlano di un assoggettamento della magistratura al governo. L’auspicio è che il centrodestra, che ha il merito di aver approvato questa riforma, abbia anche quello di riportare il confronto dallo scontro ideologico ai contenuti.
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