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Giustizia

Garlasco, la mamma di Alberto Stasi in una lettera a Milo Infante: “Ho sempre saputo che era innocente”

di Lino Sasso -


Elisabetta Ligabò, mamma di Alberto Stasi, affida a una lettera inviata a “Verità Nascoste”, il programma condotto da Milo Infante su Retequattro, il racconto di quasi vent’anni di dolore. La morte del marito, il carcere del figlio e la convinzione mai abbandonata della sua innocenza. Parole che arrivano mentre l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi attraversa una nuova fase, con Andrea Sempio al centro delle indagini della Procura di Pavia. “Io ho sempre saputo che Alberto era innocente”. È la frase che più di tutte racchiude quasi vent’anni di silenzio, dolore e attesa. Parole che arrivano in un momento particolarmente delicato. Perché mentre la madre di Stasi ripercorre gli anni trascorsi aspettando una telefonata dal carcere e ribadisce la propria convinzione sull’innocenza del figlio, l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi continua a produrre nuovi accertamenti.

“Se avessi avuto un dubbio lo avrei portato ad assumersi le sue responsabilità”

La lettera è prima di tutto il racconto di una madre. E parte dalla scelta del silenzio. Elisabetta Ligabò racconta di essersi sentita per anni osservata e giudicata. Quasi prigioniera di un ragionamento perverso che riassume così: se un figlio viene processato per omicidio, per molti “un motivo ci sarà”. È proprio contro questa convinzione che mette nero su bianco il passaggio più netto: “Se avessi avuto un solo dubbio sarei stata la prima a portarlo ad assumersi le sue responsabilità”. Una convinzione personale di una madre che Elisabetta Ligabò sostiene di non avere mai abbandonato.

Quei dieci minuti alla settimana con Alberto Stasi

Tra i passaggi più intimi ci sono quelli dedicati agli anni della detenzione. La madre di Stasi racconta di avere vissuto a lungo aspettando i dieci minuti settimanali nei quali poteva sentire il figlio al telefono. E poi il viaggio verso il carcere per quell’ora di colloquio, il pacco con i vestiti e qualcosa da mangiare. Una quotidianità ridotta all’essenziale: “L’unica cosa che mi rendeva felice era sapere che, nonostante tutto, stava bene”. Oggi Ligabò dice di essere orgogliosa dell’uomo che è diventato e di sperare per lui in un futuro diverso. Ma nella lettera c’è anche il ricordo di Chiara Poggi. “Il tempo passa, ma non cancella le persone che abbiamo conosciuto e che hanno fatto parte della nostra vita”, scrive la mamma di Stasi nella lettera.

Garlasco, perché la lettera arriva in un momento decisivo

A dare un peso ancora maggiore alle parole di Elisabetta Ligabò è ciò che sta accadendo sul fronte giudiziario. La nuova inchiesta della Procura di Pavia ha messo al centro Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi all’epoca del delitto. La Procura ha portato avanti una ricostruzione alternativa rispetto a quella che ha condotto alla condanna definitiva di Alberto Stasi, mentre la difesa di Sempio contesta l’impianto accusatorio e gli elementi raccolti dagli inquirenti. Ed è proprio questa sovrapposizione tra una sentenza passata in giudicato e una nuova indagine per lo stesso omicidio a rendere il caso Garlasco nuovamente centrale. L’inchiesta ha riportato sotto la lente praticamente ogni elemento della mattina del 13 agosto 2007: la dinamica dell’aggressione, gli orari, le tracce biologiche, le impronte, i movimenti delle persone coinvolte e le dichiarazioni raccolte nel corso degli anni. Ogni nuovo elemento assume un peso potenzialmente enorme, ma deve essere valutato con particolare cautela.

Il nodo della possibile revisione per Alberto Stasi

Ed è a questo proposito he la lettera di Elisabetta Ligabò incrocia inevitabilmente la cronaca giudiziaria. La nuova inchiesta non cancella la condanna di Alberto Stasi. Ma se dalle nuove indagini dovessero emergere elementi realmente nuovi e incompatibili con la ricostruzione che ha portato alla sua condanna, la revisione del suo processo diventerebbe inevitabilmente uno dei capitoli centrali della vicenda. Il che rende la fase attuale diversa dalle molte riaperture mediatiche che hanno accompagnato il caso Garlasco negli anni. Adesso c’è un’indagine giudiziaria che sta nuovamente cercando di stabilire cosa accadde nella villetta di via Pascoli la mattina in cui Chiara Poggi venne uccisa. A tal propostito, la frase con cui Elisabetta Ligabò guarda al futuro assume inevitabilmente un significato particolare: “La verità trova sempre la sua strada, anche quando sembra impossibile”.


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