Tra petrolio e bond, un’altra giornataccia in Borsa
Non è stata una grande giornata in Borsa. I problemi sono tutt’altro che risolti. E le questioni più scottanti, dalle fibrillazioni dei bond fino all’energia, restano aperte. A Milano, che ha chiuso in calo dell’1,35% e che per diverse ore in mattinata è stata maglia nera d’Europa, i bancari hanno proseguito a soffrire. Chi ha guadagnato, trascinata dai rialzi di gas e petrolio, è stata Eni insieme a tutto il listino degli energetici. Il petrolio, nel pomeriggio, è tornato a superare la barriera dei cento dollari al barile.
In particolare, è stato il brent a sfondare il muro attestandosi a 105 dollari. Il Wti lo segue, minaccioso, oltre i 92 dollari. Il rincaro, in un solo giorno, è stato pari al 5%. Il gas, invece, ha proseguito la corsa. La quotazione ha superato, per un po’, gli ottanta euro al megawattora e poi è rinculata sui 79 euro.
Il nodo energia…
Ma i rincari stanno affliggendo tutti. Sul tema, ieri, è tornato il Ministro all’Ambiente e Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Che ha parlato del piano di rilascio delle scorte decretato dai Paesi del G7 e, soprattutto, della necessità di aumentare la raffinazione nel nostro Paese. Che, allo stato attuale, “non ha ancora le raffinerie e una produzione sufficiente a livello nazionale, tolte alcune specialità tipo il jet fuel”. Per questo ha partecipato all’incontro tenutosi ieri pomeriggio al Mimit con gli operatori della raffinazione. Un incontro che era a lungo in agenda e da cui il governo si aspetta tanti spunti positivi. Sullo sfondo, naturalmente, c’è pure la questione delle accise. Su cui, come era prevedibile, il capo del Mase Pichetto non si è sbilanciato.
Anzi, ha predicato prudenza: “Credo che il quadro e i valori della Borsa in questi giorni ci dicono che dobbiamo avere molta cautela e dobbiamo essere anche noi a non alimentare l’inflazione”. Ecco, appunto. L’Italia degli affari e della finanza non brilla ma non è andata granché meglio nel resto del Vecchio Continente. Sembrava, per un attimo, che si fosse arrivati a un momento di calma e di recupero delle perdite. E invece, l’attesa per Wall Street che ha aperto immediatamente in calo (pronti, via e subito sotto dello 0,25%), ha trascinato l’Europa in territorio più che negativo.
…e quello dei bond
Il grande problema rimane quello dei bond. A cominciare dai Treasury americani, il cui rendimento decennale è schizzato al 5,43% tra i livelli più alti degli ultimi decenni. Dalla Fed continuano ad arrivare voci, come quella di Christopher Waller, che ipotizzano a breve nuovi rialzi dei tassi di interesse.
Tremano le banche, anche in Italia. E non potrebbe essere altrimenti. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha spiegato: “Se c’è un deterioramento della situazione economica, quel deterioramento a tempo si scarica su di noi. Non ci può essere il Paese che ha problemi e le banche che ininterrottamente vanno bene”. Un messaggio che, naturalmente, è indirizzato pure a chi continua a chiedere contributi al comparto del credito.
Tremano le banche, le paure delle imprese
“Noi siamo esposti verso il Paese in maniera incredibile, verso decine di milioni di imprese e di famiglie – ha scandito nel corso di un evento della Fondazione Crt a Torino -. Siamo esposti verso lo Stato, siamo i maggiori detentori diretti di debito pubblico, oltre 400 miliardi, e nessuno fa mai i conto dell’esposizione indiretta, cioè dei patrimoni e fondi che investono in debito pubblico”.
Mai come ora che i rendimenti volano, le Borse si deprimono e i rischi aumentano. Per tutta l’economia. Bankitalia, ieri mattina, l’ha messo nero su bianco. Le imprese, da qui ai prossimi dodici mesi, si aspettano ulteriori rincari. Sarà il trionfo dell’inflazione. Il carovita inizierà a premere ancora di più sui già magri stipendi degli italiani. Di positivo, però, c’è che almeno per le aziende con più di cinquanta dipendenti l’accesso al credito non si è deteriorato. Anzi, come scrivono da Palazzo Koch “le condizioni di accesso al credito sono rimaste stabili e la posizione di liquidità attesa è nel complesso adeguata”. Meglio di niente.
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