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Esteri

Trump scarica Kiev, Putin incassa: l’azzardo di Zelensky rischia di lasciare l’Ucraina più sola

L'intesa sul gasolio tra Washington e Mosca segna una svolta politica prima ancora che energetica

di Ernesto Ferrante -


Per oltre quattro anni l’Ucraina ha potuto contare sul sostegno fondamentale degli Stati Uniti. Oggi questo presupposto appare molto meno solido. L’accordo raggiunto tra Donald Trump e Vladimir Putin sul ritorno del gasolio russo ai mercati, accompagnato dalla sospensione delle sanzioni energetiche americane, è un segnale politico destinato a pesare sugli equilibri della guerra.

Secondo quanto riferito da Axios attraverso fonti dell’amministrazione americana, Trump sarebbe arrivato alla conclusione che gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe contribuiscono ad alimentare le tensioni sui prezzi energetici e finiscono per colpire indirettamente anche i consumatori statunitensi. Un ragionamento che a Washington sembra essersi consolidato negli ultimi mesi e che spiega l’insistenza con cui il presidente americano avrebbe chiesto a Volodymyr Zelensky di interrompere tali operazioni.

Il problema, dal punto di vista della Casa Bianca, non sarebbe soltanto militare. Sarebbe soprattutto politico. Zelensky aveva lasciato intendere la disponibilità a fermare gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe nell’ambito di una più ampia reciproca de-escalation. Ma l’impressione che emerge negli ambienti vicini al tycoon è che Kiev abbia continuato a perseguire una linea autonoma, ignorando richieste che alla Casa Bianca consideravano prioritarie. È qui che prende forma il nodo più delicato della vicenda. Quando un Paese dipende in misura massiccia dal sostegno militare, finanziario e diplomatico di un alleato, la percezione di affidabilità diventa quasi importante quanto la forza sul campo. E proprio su questo terreno il leader ucraino rischia oggi di trovarsi in una posizione sempre più fragile.

Il successo tattico del Cremlino

Per Putin, invece, la situazione appare decisamente più favorevole. Senza ottenere alcuna concessione territoriale e senza modificare sostanzialmente la situazione militare sul terreno, il capo del Cremlino è riuscito a riportare Mosca al centro di una trattativa con Washington. L’intesa sul gasolio rappresenta una vittoria tattica di rilievo. Da un lato consente alla Russia di alleggerire una parte della pressione economica derivante dal regime sanzionatorio occidentale. Dall’altro introduce una divergenza di interessi sempre più evidente tra statunitensi e ucraini.

Putin ottiene infatti qualcosa che inseguiva da tempo, vale a dire trasformare il rapporto tra Stati Uniti e Ucraina da alleanza strategica a rapporto problematico, sottoposto a condizioni e verifiche continue. Se Trump considera gli attacchi alle raffinerie russe contrari agli interessi economici americani, ogni nuovo raid ucraino rischia di diventare non soltanto un colpo a Mosca ma anche un elemento di attrito con la Casa Bianca.

Kiev tira dritto

La reazione ucraina è stata durissima. Zelensky ha definito l’accordo “ingiusto”, “disonesto” e un regalo al Cremlino. Parole che riflettono la portata dello shock subito da Kiev, sorpresa da una decisione maturata mentre erano ancora in corso contatti tra emissari americani e negoziatori ucraini. Ma proprio mentre denunciava l’intesa tra Trump e Putin, l’Ucraina ha continuato a colpire obiettivi energetici russi. Il raid con droni contro il terminal petrolifero di Novoshakhtinsk, nella regione di Rostov, è apparso come una chiara indicazione della volontà di non modificare la strategia militare. Una scelta comprensibile dal punto di vista operativo, perché le infrastrutture energetiche rappresentano un bersaglio sensibile per l’economia russa. Ma è un’opzione che rischia di amplificare le tensioni già esistenti con Washington.

Il rischio dell’isolamento

Sul piano strettamente militare la guerra continua a mietere vittime, come dimostra il bombardamento russo contro un edificio residenziale a Zaporizhzhia che ha provocato morti e feriti tra i civili. Tuttavia il dato politico che emerge da questa fase del conflitto è un altro.

La Russia non appare più completamente isolata sul piano economico, mentre l’Ucraina deve fare i conti con una relazione sempre più complicata con il suo principale sponsor internazionale. Per Zelensky il pericolo non è soltanto l’avanzata delle forze russe, ma la progressiva erosione del rapporto con l’unica potenza capace di garantire al suo Paese il sostegno indispensabile per proseguire una guerra di lunga durata.

Vannacci attacca Bruxelles: “Vent’anni di errori”

La svolta americana offre inoltre nuove munizioni al fronte sovranista europeo, che legge l’accordo tra Washington e Mosca come la certificazione del fallimento della strategia seguita dall’Unione Europea dall’inizio del conflitto. Tra le reazioni più dure spicca quella del leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, che sui social ha accompagnato con una foto di Trump e Putin la notizia dell’intesa energetica. “Usa compra benzina da Russia e cancella sanzioni al Cremlino. E noi continuiamo a pagare il gasolio 2,25 euro al litro, ad avere il costo dell’elettricità più alto da anni e a regalare più di 20 miliardi di euro a Kiev“, scrive il generale, sostenendo che l’accordo dimostrerebbe l’incoerenza delle politiche europee. Il bersaglio è Bruxelles, accusata di aver imposto sacrifici economici ai cittadini europei mentre gli Stati Uniti, seguendo una logica esclusivamente nazionale, tornano a fare affari con la Russia. Una lettura estrema, ma politicamente significativa perché fotografa l’opinione sempre più diffusa in alcuni ambienti europei secondo cui il costo economico e sociale della guerra è stato sostenuto soprattutto dal continente, mentre gli equilibri strategici stanno ora cambiando rapidamente sotto la spinta delle decisioni della Casa Bianca.

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